Microsoft ha proposto un piano di incentivi per l’uscita anticipata a circa 60.000 dipendenti al massimo. Lo riporta Money.it, che cita anche un articolo della CNBC. L’offerta è rivolta a chi lavora in Regno Unito, Stati Uniti, Canada e India: quei quattro mercati pesano il 27% di una forza lavoro globale di 223.000 persone.
Il motivo è il costo dell’intelligenza artificiale. Il gruppo di Redmond costruisce data center per rispondere all’esigenza di capacità di calcolo, anche per clienti cloud come Anthropic e OpenAI. A luglio Microsoft ha stimato che le spese in conto capitale del terzo trimestre 2026 supereranno i 50 miliardi di dollari. Un anno prima, leasing finanziari compresi, erano 34,9 miliardi: la crescita prevista è del 43,3%.
Non è la prima mossa di questo tipo. Ad aprile l’azienda aveva lanciato il primo piano di pensionamento anticipato della sua storia, aperto a circa il 7% dei dipendenti americani. A luglio era arrivato l’annuncio di un taglio fino a 4.800 posti. Il nuovo piano è volontario, quindi il numero di uscite reali dipende da quante persone accetteranno.
Il memo ai dipendenti porta la firma di Amy Coleman, che guida le risorse umane come vice presidente esecutivo, e ne spiega la logica. L’offerta, ha scritto, riflette un modo di gestire i cambiamenti che crea “maggiore flessibilità” e lascia alle persone più spazio per decidere il proprio futuro professionale. Secondo Coleman, l’iniziativa si basa su ciò che l’azienda ha imparato con il programma di aprile.
Sullo sfondo c’è un cambio di modello. Stando alla CNBC, Microsoft vuole far pagare i clienti in base all’uso effettivo dell’intelligenza artificiale. Strumenti basati su questa tecnologia sono già in uso a sviluppatori, venditori e addetti alla filiera, con risultati concreti. Il gruppo vuole inoltre tenersi le competenze giuste per i filoni di crescita più promettenti.
A Wall Street il titolo ha chiuso la seduta di lunedì in rialzo dell’1,54%, a 532,60 dollari, per poi scivolare leggermente nel premercato. Per chi investe, la lettura più immediata è positiva: meno costi del personale possono sostenere i margini. Restano però tre incognite che Money.it mette in fila. Non si sa quanti aderiranno, quanto costerà davvero il piano e se i risparmi basteranno a compensare la spesa per l’AI.
Il dato da seguire è il costo complessivo dell’operazione. Nei prossimi conti trimestrali si capirà se l’uscita di decine di migliaia di persone alleggerisce il bilancio più di quanto pesi la corsa ai data center.
Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli del 27 ottobre 2026, con riferimenti a un articolo della CNBC.