Le sigle Uiltucs, Fisascat Cisl e Filcams Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione per il personale di Microsoft in Italia. Da subito sono sospesi gli straordinari, il lavoro supplementare e le flessibilità sugli orari. La notizia è stata riportata da AGI giovedì 5 novembre.

Il motivo è la procedura di licenziamento collettivo aperta il 2 ottobre. Riguarda 62 persone su 995 dipendenti, dirigente compreso, tra Milano e Roma. Per i sindacati è la terza procedura della multinazionale americana in tre anni.

Microsoft motiva i tagli con una riorganizzazione internazionale: servono un modello più efficiente e competitivo, con attività accentrate e competenze specialistiche concentrate. Il piano tocca supporto tecnico, assistenza ai clienti, vendite, marketing, sicurezza informatica, cloud e intelligenza artificiale. Alcune funzioni oggi svolte in Italia si sposteranno verso hub in Romania, Portogallo, Israele, India, Irlanda e Stati Uniti.

C’è poi il quadro globale, che nella lettera dei sindacati pesa parecchio. Il gruppo starebbe preparando incentivi all’uscita volontaria che potrebbero coinvolgere 60mila persone entro fine 2026. Sempre secondo i sindacati, l’azienda chiude i conti con ricavi e profitti per svariati miliardi di dollari, nell’ordine delle decine, e questo rende difficile accettare tagli ripetuti agli organici.

Il secondo fronte è la contrattazione. Ad aprile le tre sigle hanno presentato una piattaforma per il primo contratto integrativo aziendale. Chiede più informazione e partecipazione, regole sul lavoro da remoto e sulla disconnessione, più tutele per salute, genitorialità e welfare, oltre a un premio di risultato. La casa madre americana ha risposto con un rifiuto netto.

Mercoledì 4 novembre Microsoft ha incontrato i sindacati e ha messo sul tavolo un piano di incentivi all’uscita e undici posizioni dove ricollocare le persone. A chi ha un profilo tecnico ha offerto anche incontri singoli con aziende partner. I sindacati le hanno giudicate “insufficienti”, sia sul fronte della ricollocazione sia su quello economico. Gli incentivi, dicono, sono peggiori di quelli della procedura precedente.

Gli importi degli incentivi non sono stati resi noti. Quel dettaglio pesa, perché i sindacati chiedono che ogni uscita avvenga solo su base volontaria. Più basso è l’incentivo, meno l’adesione volontaria è una scelta libera e più si avvicina a una perdita del posto.

Nel comunicato le tre sigle collegano esplicitamente la vicenda all’intelligenza artificiale. Scrivono che innovazione e automazione non possono servire a comprimere l’occupazione né a impoverire le competenze presenti in Italia. Nella ricostruzione di AGI, anche l’automazione e gli assistenti digitali contribuiscono a ridisegnare l’organizzazione interna.

La data del prossimo incontro non è stata comunicata. I sindacati si riservano nuove iniziative di mobilitazione se le risposte non arriveranno. Per i 62 lavoratori interessati, il passaggio da guardare è la trattativa su incentivi e ricollocazioni, perché da lì dipende chi esce e a quali condizioni.

Secondo AGI, che ha pubblicato la notizia giovedì 5 novembre 2026, lo stato di agitazione è stato proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.