Facebook e Instagram sono le due app al centro della causa Usa che accusa Meta di aver danneggiato la salute mentale dei minori, e la società di Mark Zuckerberg ha ora un accordo preliminare per chiuderla: un pagamento da 16,7 miliardi di dollari, da distribuire su dieci anni se il tribunale lo approverà.
La vicenda arriva da un’inchiesta di procuratori generali, democratici e repubblicani insieme, in otto stati: partendo da Vermont e Tennessee, passando per New Jersey, Nebraska, Massachusetts e Kentucky, fino a Florida e California. L’udienza si è aperta la settimana scorsa a Oakland, dove era atteso in aula anche l’amministratore delegato di Meta, chiamato a testimoniare davanti alla giuria federale.
Tra gli stati coinvolti, la California è quella che porterebbe a casa la cifra più alta: una forbice tra 1,5 e 2,1 miliardi di dollari, a seconda di come verrà ripartito l’accordo. Il pagamento complessivo verrebbe versato in rate annuali per un decennio, e Meta prevede di spendere altri 10 miliardi di dollari in costi legali legati al caso.
Il testo dell’intesa elenca una lista di modifiche che le app dovranno introdurre. Gli adolescenti non riceveranno più notifiche nelle ore di lezione, nei giorni infrasettimanali, e avranno l’accesso bloccato di notte. I controlli sull’età diventeranno più stringenti, mentre chi modera i contenuti dovrà intercettare più rapidamente materiale legato a disturbi alimentari e autolesionismo, oltre agli episodi di bullismo.
Ai genitori arriveranno strumenti di supervisione più semplici da usare rispetto a quelli attuali. Le funzioni che spingono al paragone tra utenti, il numero di “mi piace” visibile in primo piano per esempio, verranno invece ridimensionate.
Meta aveva già lanciato in passato account pensati apposta per i più giovani, con maggiori tutele su messaggistica, privacy e alcuni contenuti visibili in bacheca. Nonostante questo, buona parte della comunità che si occupa di sicurezza online dei minori, compresi alcuni ex lavoratori dell’azienda, considera queste misure ancora troppo deboli: l’accordo attuale non cambia questa valutazione.
In una nota diffusa dopo l’annuncio, Meta ha scritto che rendere l’esperienza dei ragazzi sulle proprie app sicura e utile resta, per l’azienda, un obiettivo prioritario, e che il lavoro fatto insieme ai procuratori dei diversi stati punta a fissare regole condivise per l’intero settore social. Meta ha inoltre chiesto alle altre grandi piattaforme di adottare gli stessi criteri. Si tratta però della versione dei fatti raccontata dall’azienda, non di una verifica compiuta da terzi sull’effetto reale delle nuove misure.
La vicenda arriva dopo un’altra sconfitta in aula: a marzo un giudice aveva già stabilito che Meta e Google avevano costruito applicazioni progettate apposta per generare dipendenza. Chi segue il caso dal punto di vista finanziario dovrà aspettare il via libera del tribunale californiano. Solo da quel momento scatteranno davvero i tempi per l’introduzione dei nuovi limiti d’uso, e sarà quello il segnale che indicherà se il resto dei social seguirà lo stesso modello.
Notizia riportata da Domani, che ha seguito il processo aperto a Oakland nei giorni scorsi.