Le banche non verseranno un nuovo contributo con la legge di bilancio del prossimo anno. Lo ha detto mercoledì 7 ottobre Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, l’associazione delle banche italiane, durante la 58ª Giornata del Credito. Secondo Money.it, la sua risposta è che esiste già un’intesa con lo Stato e che «gli accordi si mantengono».
L’intesa risale alla manovra 2026 e copre tre anni. Vale circa 10 miliardi di euro e si regge su due leve: lo slittamento della deducibilità fiscale e le riserve di capitale che le banche hanno liberato.
La richiesta arriva dalla Lega. Il partito guidato da Matteo Salvini ha messo in cima alle priorità, già a settembre, un contributo a carico dei primi dieci grandi gruppi bancari. Salvini lo vuole «definitivo e strutturale». Il prelievo sarebbe del 5% su utili complessivi superiori a 50 miliardi, per un incasso di 2-3 miliardi. Il gettito andrebbe alle famiglie e alle imprese che soffrono il caro-energia, oltre che al capitolo sicurezza.
Il centrodestra non parla con una voce sola. Forza Italia preferisce trattare con il settore e boccia ogni prelievo sugli extraprofitti, come negli ultimi due anni. In Fratelli d’Italia si insiste sulla differenza tra «contributo» e «tassa». Il ministro dell’Economia, Giorgetti, non ha adottato la proposta e ha spostato l’attenzione sulla concorrenza: più competizione tra gli istituti riduce le rendite di posizione.
Un dettaglio contabile pesa più dei titoli. Lo slittamento della deducibilità non è un incasso definitivo, ma un anticipo di gettito. Lo Stato prende ora ciò che gli istituti avrebbero scalato in seguito, e negli anni successivi i conti tornano in pari. Per questo, dal punto di vista del settore, aggiungere un prelievo con l’intesa ancora in corso vorrebbe dire modificare le regole a partita iniziata.
Le banche temono anche un contraccolpo sugli investitori. Un quadro fiscale meno prevedibile può far salire la percezione del rischio Italia per chi compra titoli bancari. È un argomento dell’Abi per difendere la propria posizione, non un dato verificato da terzi.
La politica ha però un problema di numeri. Quella del 2027 è l’ultima manovra della legislatura, e la maggioranza deve coprire per intero gli interventi cui tiene in vista del voto, senza deficit aggiuntivo. Pochi miliardi dal credito sono tra le poche entrate spendibili sul piano politico.
Il banco di prova arriva presto. Il governo deve consegnare alla Commissione europea, a metà ottobre, il suo Documento programmatico di bilancio. Poi il disegno di legge passa in Parlamento. Lì si vedrà se il contributo resta una bandiera o diventa una voce di copertura.
Per chi ha conto e mutuo con una grande banca, nulla cambia subito. Conviene guardare la riga di copertura nel testo che arriva alle Camere: se compare, il tema delle banche torna sul tavolo.
Secondo Money.it, che ha pubblicato la notizia mercoledì 7 ottobre 2026 a cura dell’Ufficio Studi.