Giovedì 1 ottobre il differenziale tra BTP e Bund ha toccato quota 109 punti base alle 12
, secondo la rilevazione di Borsa Italiana. Il decennale italiano rendeva il 4,7%, un massimo che mancava dal 2023. Money.it collega il movimento a una vendita di obbligazioni ormai globale, che non risparmia nessuno dei grandi emittenti.I massimi di lungo periodo appartengono ad altri titoli. Il Treasury americano decennale ha raggiunto il 5,34%, quota che non si vedeva dal 2002, e il trentennale ha sfiorato il 5,65%. Nel Regno Unito il Gilt a 30 anni ha superato il 6% per la prima volta dopo il 1998. Il decennale britannico ha raggiunto il 5,51%, record dal 2007.
Anche l’Europa continentale paga il conto. Il Bund tedesco decennale rende il 3,63%. L’OAT francese è arrivato al 4,91%, con 7 punti base in più nella seduta, e il 5% è ormai vicino. Secondo Reuters, citata da Money.it, nessun grande Paese europeo ha visto un rialzo più forte di quello italiano, a parte la Francia che gli sta subito dietro. Su Parigi pesa la sessione di bilancio. Su Roma c’è una ragione in più.
Quella ragione è l’inflazione. Secondo l’Istat, il carovita di settembre è cresciuto del 4,2% sull’anno, contro il 3,3% di agosto, con un +0,7% sul mese. A spingere sono soprattutto le bollette: l’energia del mercato tutelato è passata dal 18,6% al 25,9%, quella del mercato libero dal 17% al 22,2%. Gli alimentari non lavorati sono saliti dal 3,8% al 5,5%.
Il dato di fondo racconta una storia meno allarmante. Senza energia e cibo fresco l’inflazione è passata dall’1,5% all’1,7%. L’accelerazione, quindi, nasce dai prezzi dell’energia più che da un rincaro diffuso, e questo cambia il tipo di risposta che i mercati si aspettano dai governi.
Le spiegazioni degli operatori divergono. Per State Street parla Timothy Graf, che guida la strategia macro sull’Europa: ha detto a Reuters di non vedere un innesco preciso: le mosse di giovedì somigliano a posizioni chiuse in fretta. La ragione di fondo, per lui, resta il rialzo continuo dei tassi delle banche centrali, e i BTP vengono colpiti duramente come gli OAT.
Per HSBC il capo economista asiatico Fred Neumann sostiene che a preoccupare gli investitori non sia solo l’inflazione. Tassi più alti, dice, potrebbero diventare la condizione normale di un mercato schiacciato dai grandi deficit pubblici e dalla fame di capitali dell’intelligenza artificiale. Fiona Cincotta, analista di City Index, vede una sola via per placarlo: governi che decidano tagli alla spesa.
Per Rory McPherson, che lavora in Wren Sterling, c’è un legame tra la vendita e il petrolio, salito di prezzo da settimane con le tensioni mediorientali. A suo giudizio il mercato ha pochi compratori per le emissioni nuove. Il capo economista della Bce Philip Lane aveva già avvertito che lo shock energetico durerà più del previsto.
Un limite va tenuto presente. Il 109 è una lettura di metà giornata, non una chiusura, e il livello di chiusura non è ancora noto. Chi ha BTP in portafoglio farebbe meglio a guardare dove lo spread chiude, più che il picco delle 12
.Secondo Money.it (Ufficio Studi), articolo pubblicato giovedì 1 ottobre 2026, con dati Istat e dichiarazioni raccolte da Reuters.