Il differenziale tra BTP e Bund a dieci anni ha toccato i 100 punti base a fine settembre, un livello che mancava dalla primavera dell’anno scorso. A spingerlo è stato il rendimento del BTP decennale, salito al 4,61%, il livello più alto da novembre 2023. Lo racconta Money.it. Toccare un livello durante la seduta non vuol dire chiuderci sopra: la fonte parla di un test della soglia, non di una chiusura a 100.
Per misurare la corsa conta il punto di partenza. Prima che iniziasse la guerra tra Stati Uniti e Iran, lo spread era sceso fino a 60 punti base, un risultato che il governo Meloni ha sempre rivendicato come merito. Il ritorno verso quota 100 riporta quindi il tema sotto i riflettori, anche politicamente.
Il meccanismo è semplice. Le vendite hanno colpito i titoli di Stato di quasi tutte le economie avanzate, ma chi voleva ridurre il rischio ha scaricato soprattutto i bond dei Paesi più indebitati dell’area euro. Quindi più BTP che Bund. Poiché prezzi e rendimenti viaggiano in direzioni opposte, la rendita dei titoli italiani è salita più di quella dei tedeschi.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interpellato sull’andamento, ha rivendicato la prudenza tenuta sul debito negli anni scorsi. Money.it ricorda anche l’uscita di Giorgia Meloni, che con lo spread sotto i 100 aveva detto che i titoli italiani erano ormai considerati più sicuri di quelli tedeschi. La testata la definisce una gaffe. Il dato di questi giorni le dà ragione, almeno sul piano della prudenza.
Il passaggio più interessante dell’articolo di Laura Naka Antonelli è un altro. Secondo l’autrice, lo spread che inquieta davvero chi guarda il reddito fisso è quello francese. Mercoledì 30 settembre l’OAT decennale rendeva il 4,78%, contro il 3,56% del Bund tedesco: circa 120 punti base di distanza, il massimo dal 2012, in piena crisi del debito sovrano nell’area euro. Da giugno il divario si è allargato di 40 punti.
Perché Parigi pesa di più? Il ministero dell’Economia francese stima per il 2026 un disavanzo pubblico del 5,4% sul PIL, sopra l’obiettivo del 5% e molto oltre il limite europeo del 3%. L’Italia ha chiuso il 2025 al 3,1%. A deteriorare i conti c’è una crescita più debole delle attese, che lo shock energetico legato al Medio Oriente potrebbe frenare ancora.
A questo si somma la politica. Le presidenziali francesi arrivano l’anno prossimo, e Jean-Luc Mélenchon ha invocato la cancellazione del debito di Parigi da parte della banca centrale francese. Marine Le Pen, che i sondaggi vedono avanti, propone di anticipare la pensione per alcune categorie. Entrambe le idee, se realizzate, pesano sui conti. Intanto l’inflazione armonizzata francese di settembre è salita al 3,4% per colpa dell’energia, e rafforza l’attesa di nuovi rialzi dei tassi della BCE.
Gli operatori citati dalla fonte restano sui BTP. Mauro Valle, responsabile del reddito fisso di Generali Asset Management, preferisce i titoli italiani, europei e spagnoli a quelli francesi. Anthony Willis, economista di Columbia Threadneedle Investments, osserva che il deficit francese supera il 5% e che ogni piano per abbassarlo trova resistenze da entrambi gli schieramenti.
Il quadro non assolve però l’Italia. Lo spread italiano è salito meno di quello francese, ma la fonte avverte che anche i BTP tornano sotto osservazione, complice quanto emerge dalle aste del Tesoro.
Chi valuta un BTP a un rendimento del 4,61% dovrebbe guardare le prossime aste e il divario con la Francia: sono i due segnali che diranno se quota 100 resta un test o diventa un nuovo livello.
Articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato da Money.it il 30 settembre 2026.