Lunedì 5 ottobre l’euro ha toccato il livello più basso contro il dollaro da 17 mesi. In mattinata è arrivato a 1,116, con un calo fino allo 0,8%, e più tardi ha recuperato fin verso 1,1196, restando sotto dello 0,55%. Da gennaio la moneta unica ha lasciato sul terreno il 4,5% sul biglietto verde, secondo quanto riporta Money.it.

Il cambio è una fotografia di lunedì mattina e può cambiare nelle ore successive. Il motivo del ribasso, però, non è passeggero: i titoli di Stato francesi sono stati venduti in massa, e l’Eurozona era già sotto pressione per il rincaro del petrolio.

Il rendimento del decennale francese la scorsa settimana si è avvicinato al 5%, e lunedì si è fermato al 4,83%. Alla fine di febbraio partiva dal 3,2%. Da quando è cominciata la guerra con l’Iran, Parigi ha avuto la salita più marcata tra le obbligazioni statali dei Paesi del G7. Pesano i dubbi che il governo riesca a portare il disavanzo sotto il 5% del PIL, e il contagio ha già toccato i titoli italiani.

Gli analisti citati da Money.it leggono la situazione con toni diversi. Per l’analista valutario Lee Hardman, di MUFG, crescono i timori per condizioni finanziarie destabilizzanti nell’area. Eric Robertsen, stratega capo alla Standard Chartered, va oltre: a suo giudizio Parigi non mostra volontà né capacità di sistemare i conti pubblici. Sono opinioni di banche d’affari, non dati.

A complicare il quadro c’è la politica. Gli investitori temono l’avanzata dei partiti populisti prima del voto per l’Eliseo, l’anno prossimo. In Spagna il premier Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate, dopo che la scorsa settimana è stata bocciata una legge importante sulla casa.

Il secondo canale è la Banca Centrale Europea. Con il tasso fermo al 2,5%, gli operatori ora mettono a prezzo nei prossimi dodici mesi solo due rialzi, ciascuno di un quarto di punto. Due settimane fa ne vedevano tre. Per Jim Reid, della banca tedesca Deutsche Bank, i rendimenti francesi renderanno via via più difficile realizzare quegli aumenti. Meno rialzi attesi significano meno sostegno per la valuta.

L’euro soffre anche contro la divisa elvetica: a ottobre ha perso l’1,7%, arrivando a quota 0,93 franchi. La corsa verso il basso punta a essere la più ampia dall’aprile 2025. Peter Kinsella, di UBP, vede nel movimento la conferma che il franco resta un rifugio per chi teme turbolenze.

C’è chi frena sui paragoni con la crisi del 2010-12. Geoffrey Yu, di BNY, si dice cauto sull’euro, ma giudica il confronto con il 2012 fuori luogo. Anche Reid propende per l’ipotesi che i mercati abbiano già toccato il limite, senza essere all’inizio di un nuovo shock sul debito sovrano. Resta una previsione, e nessuno dei due la dà per certa.

Per chi paga in dollari, tra viaggi, abbonamenti e acquisti online, un euro più debole rende ogni spesa più cara. Il dato da seguire nei prossimi giorni è il rendimento del decennale francese: se risale verso il 5%, la pressione sulla moneta unica può continuare.

Secondo Money.it, in un articolo di Flavia Provenzani pubblicato lunedì 5 ottobre 2026.