Leonardo ha chiuso mercoledì 21 ottobre a 48,04 euro, in ribasso del 2,51%, ed è stata la peggiore del FTSE MIB mentre l’indice saliva dello 0,80%. A listino chiuso l’Esercito italiano ha assegnato alla società mista tra Leonardo e Rheinmetall, nata per i mezzi militari, ordini da 3,7 miliardi di euro circa. Lo ha riportato Milano Finanza, e i prezzi di quella seduta non potevano includerli.

La causa del calo è diplomatica. Mercoledì l’inviato americano Steve Witkoff si è visto a San Pietroburgo con Vladimir Putin, portando un piano di pace rivisto, e il Cremlino ha fatto sapere di essere pronto a rimettere in moto un negoziato a tre che coinvolga anche Washington e Kiev. Per chi produce armamenti la pace è uno scenario sfavorevole, e infatti ogni apertura negoziale ha finora fatto scattare vendite sulla difesa europea. In mattinata ha sofferto anche Fincantieri.

Il mercato però ha scontato una prospettiva, non un accordo. Dopo l’ultimo giro di colloqui con la regia americana, a febbraio, le posizioni sono rimaste lontane. Un tavolo a tre potrebbe aprirsi nella capitale emiratina verso metà novembre, mentre Zelensky chiede di partire entro l’inizio del mese. Il copione si era già visto a fine giugno, quando Berlino ha rinunciato alle fregate F126 e Rheinmetall è scesa trascinando Leonardo.

Gli ordini toccano due programmi. Il primo è l’Army Armoured Combat System: trenta mezzi da combattimento destinati alla fanteria più 48 piattaforme corazzate su cingoli. Il secondo è la prima tranche del nuovo carro armato principale, che prenderà il posto degli Ariete, con 270 mezzi previsti. Insieme i due progetti valgono circa 23 miliardi, su un orizzonte che guarda al 2037 con il carro armato e al 2040 con l’A2CS.

I fondi sembrano al sicuro. La Commissione europea ha approvato a metà ottobre il piano italiano sulla difesa dentro lo strumento Safe, che porta in dote 8 miliardi di prestiti. Gli analisti sentiti da Milano Finanza ritengono che la commessa sostenga le previsioni sugli ordini del 2026.

Il calo di mercoledì, intanto, è stato più una pausa che una fuga. Sono passati di mano 1.140.387 titoli, sotto la media delle ultime 20 sedute, che è di 1.618.515. Il prezzo ha oscillato tra 47,63 e 49,34 euro e ha finito sul livello d’apertura, nella parte bassa della forbice. Il quadro tecnico resta debole: Leonardo sta sotto tutte le medie mobili, dalla media a 20 sedute (48,10) a quella a 200 (54,05).

Sul periodo più lungo la fotografia è mista. In una settimana il titolo guadagna l’1,64%, contro il calo dello 0,35% dell’indice. Su un mese perde il 3,74% e su un anno il 4,88%, in una forbice annuale che va da 44,25 a 66,26 euro. Con un beta di 0,62 sull’ultimo anno, il titolo si muove poco in sintonia con il listino, e la seduta di mercoledì lo ha mostrato.

Un ordine, per quanto grande, non cancella la pressione delle trattative. Resta il fatto che la difesa europea ha perso slancio nel 2026 dopo il rally dell’anno scorso, e che il titolo reagisce ai titoli di giornale sulla pace più che al portafoglio ordini.

Chi segue Leonardo ha due date da segnare: l’avvio del negoziato a tre, ipotizzato a metà novembre, e il 4 novembre, quando sono attesi i risultati del terzo trimestre, in cui il gruppo dovrebbe confermare le stime sugli ordini.

Secondo Money.it, che ha pubblicato l’analisi giovedì 22 ottobre 2026, con la notizia della commessa riportata da Milano Finanza.