Il surplus commerciale dell’Unione europea con gli Stati Uniti si è più che dimezzato nel primo semestre 2026. Da un anno all’altro il saldo attivo è sceso a 60 miliardi di euro, contro i 127 miliardi registrati un anno prima. Nel solo secondo trimestre il surplus si è fermato a 29 miliardi, il 38% in meno su base annua, secondo l’elaborazione di Eurostat diffusa questa settimana.
Due fattori spiegano il crollo: la bolletta energetica verso Washington è salita quasi ai massimi storici, mentre le vendite europee negli Stati Uniti hanno rallentato dopo un 2025 fuori scala. Nel trimestre gli acquisti europei di energia americana, tra petrolio e gas naturale liquefatto, sono saliti a 29 miliardi, un livello vicino al massimo raggiunto nella prima metà del 2022, il periodo in cui l’invasione russa dell’Ucraina fece impennare i prezzi del gas. Il deficit energetico europeo con Washington, isolato dal resto della bilancia, arriva così a 26 miliardi: il valore più alto mai registrato in un singolo trimestre.
Le importazioni complessive dagli Stati Uniti salgono a 99 miliardi di euro nel trimestre, undici miliardi in più rispetto al dato di gennaio-marzo, spinte quasi interamente dalla componente energetica. Sul fronte opposto, le vendite europee verso Washington si fermano a 128 miliardi nel trimestre, contro i 135 dei tre mesi precedenti. Una frenata che pesa sul saldo quanto la spesa energetica in aumento.
Gran parte del confronto sfavorevole nasce però da un effetto statistico più che da un cambio strutturale. Il 2025 era stato un anno fuori norma: il timore dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump aveva spinto molte aziende europee ad anticipare le spedizioni verso gli Stati Uniti, accumulando scorte prima che scattassero gli extra costi. Le vendite del primo trimestre 2025 avevano toccato 171 miliardi di euro, ben oltre la media storica di circa 130 miliardi a trimestre. Passato quell’effetto di accumulo, l’export europeo è tornato su livelli inferiori alla media. Il 2026 sconta così il paragone con un anno che non era rappresentativo.
Il quadro resta comunque diverso da quello precedente ai dazi. Anche depurando il dato dall’anomalia del 2025, il surplus resta più basso rispetto ai trimestri precedenti l’introduzione delle tariffe americane. Segno che la stretta commerciale di Washington sta comunque incidendo sui flussi, non solo la contabilità di un anno particolare.
Per le imprese italiane con l’export concentrato sul mercato statunitense, il dato Eurostat conferma che il 2025 era un’eccezione da non usare come metro di paragone per pianificare i ricavi 2026. Chi ha costruito le previsioni di vendita sui numeri record dello scorso anno rischia di scoprire un divario significativo già nei prossimi bilanci trimestrali.
Dati Eurostat relativi al primo semestre 2026, riportati da Il Sole 24 Ore il 25 agosto 2026.