Ritu Narayan guidava in eBay una divisione con un fatturato di un miliardo di dollari, prima di lasciare l’azienda per un motivo estraneo alla tecnologia: organizzare gli spostamenti scolastici dei figli senza sacrificare la carriera. Oggi Zum, la società che ha fondato con Vivek e Abhishek Garg, suoi fratelli, ha raggiunto una valutazione di 1,7 miliardi di dollari.
Il modello è semplice da spiegare e complicato da eseguire. Zum prende in gestione depositi e mezzi, li dota di tablet e Gps, e costruisce sopra un’app che segue ogni corsa in tempo reale, sia per i genitori sia per le scuole. È un’infrastruttura di trasporto rifatta da zero, non un semplice servizio di prenotazione.
Nata nel 2015 in California, con base operativa a Redwood City, la società ha raccolto complessivamente 430 milioni di dollari da investitori tra cui Sequoia. Nell’ultimo esercizio i ricavi sono arrivati a 333 milioni di dollari, il 35% in più rispetto all’anno precedente, con circa 5.000 scuole clienti sparse in 18 Stati.
Dietro quei numeri c’è un mercato enorme e mal servito: il trasporto scolastico pesa sui conti pubblici americani per circa 40 miliardi di dollari l’anno, eppure per la cronica carenza di autisti molti studenti restano senza uno scuolabus giallo su cui salire. Chi resta escluso dipende dai genitori o dai mezzi pubblici, un buco che Zum ha trasformato in opportunità commerciale.
I contratti pluriennali sono il cuore economico del business: quello con il distretto di San Francisco vale 150 milioni di dollari in cinque anni, mentre a Oakland il contratto garantisce 11,2 milioni di dollari annui. Narayan sostiene che l’ottimizzazione dei percorsi abbia permesso a San Francisco di ridurre la flotta da 236 a 193 autobus, facendo risparmiare al distretto 3,5 milioni di dollari ogni anno. Il calcolo però arriva dall’analisi interna dell’azienda, non da una verifica del distretto stesso, un dettaglio che vale la pena tenere a mente quando i risultati vengono citati come prova di efficienza.
La società non è partita subito nella forma attuale. Il nome iniziale era Liftee: un servizio che permetteva alle famiglie della Bay Area di condividere il trasporto dei figli verso la scuola, con controlli aggiuntivi sugli autisti. Trenta scuole private avevano già firmato un accordo, ma la crescita restava lenta. La svolta è arrivata con la pandemia, quando le lezioni in presenza si sono fermate e Narayan ha riprogettato l’azienda come piattaforma per interi distretti, non più come alternativa allo scuolabus giallo ma come sua gestione tecnologica.
Partner di Sequoia, Bryan Schreier ha portato il fondo nel capitale di Zum nel 2017 attraverso il round Series A e oggi indica nella complessità operativa la vera barriera all’ingresso: costruire depositi, flotte e reti di autisti richiede anni, non è replicabile con un’app scritta in poche settimane. È anche il motivo per cui, secondo l’investitore, Zum resta relativamente protetta dalla concorrenza di Uber o Lyft, nonostante entrambe operino già nel trasporto persone su larga scala.
Zum opera oggi in 18 Stati su 50. L’espansione nei prossimi mesi sarà il vero test: se il modello dei contratti pluriennali regge anche fuori dalla California e dal Midwest già conquistati, la società avrà validato una tesi che finora si basa soprattutto su un pugno di distretti pilota. Chi segue il settore delle startup unicorno statunitensi farebbe bene a guardare non alla valutazione, ma al numero di nuovi Stati in cui Zum firmerà un contratto da qui a fine anno.
Dati e dichiarazioni riportati da Forbes.it nell’articolo pubblicato il 24 agosto 2026.