I collezionisti della Gen Z con grandi patrimoni nel 2025 hanno speso 347.460 dollari a testa in arte, più del doppio di ogni altra generazione. Il dato viene dal sondaggio 2026 di Art Basel e UBS sul collezionismo mondiale, curato da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, e riportato da Bebeez sabato 10 ottobre. Il campione conta 3.100 persone in dieci mercati, tutte con attività finanziarie liquide superiori al milione di dollari, immobili e quote di imprese private esclusi.
Sull’intero campione la spesa media nel 2025 è cresciuta del 13% e ha toccato 124.265 dollari. Per la Gen Z l’aumento è stato del 19%. Tra gennaio e giugno 2026 la media generale ha toccato circa 136.300 dollari, già sopra il totale dell’anno prima. Il rapporto stesso sconsiglia di moltiplicare quel numero per due: pesano pochi compratori molto attivi e la memoria imprecisa di chi risponde ai sondaggi.
La spesa è molto concentrata. Solo l’1% dei collezionisti ha comprato una singola opera oltre quota un milione, però quasi metà di quel gruppo appartiene alla Gen Z. Tra i giovani, il 13% ha speso oltre un milione in sei mesi. Nell’intero campione la quota scende al 3%. All’estremo opposto, il 77% degli intervistati non ha superato i 50.000 dollari.
Più acquisti non vogliono dire più peso dell’arte nel patrimonio. Oggi i collezionisti destinano alle opere il 15% della ricchezza, contro il 20% del 2025 e il picco del 24% nel 2022. Il rapporto indica due cause: con tassi più alti rendono di più gli asset liquidi, e la crescita dei mercati finanziari ha gonfiato i patrimoni più in fretta del valore delle collezioni. Tra chi ha un patrimonio sopra i 50 milioni di dollari, l’arte pesa il 23%; sotto i cinque milioni, il 12%.
Una parte della domanda arriva dall’eredità. Il 72% ha ricevuto opere da un lascito, e di questi il 75% ne ha conservata almeno una parte. UBS stima che nei prossimi 20-25 anni passeranno di mano oltre 83.000 miliardi di dollari. La famiglia è anche la porta d’ingresso al collezionismo per il 28% degli intervistati, quota che sale al 40% tra i giovani.
I compratori studiano di più e si fidano dell’AI. Prima di comprare, il 72% svolge ricerche di livello medio o alto, contro il 62% di un anno fa. Il 22% si affida ad app di intelligenza artificiale, mentre nel 2024 erano il 4%. Cresce però la prudenza: chi ha comprato da autori appena emersi è passato dal 66% al 45% del campione, il livello più basso in cinque anni. La Gen Z resta più sperimentale, con il 56% contro il 36% dei boomer.
Il mercato intanto è ripartito. Dopo due anni di calo, il giro d’affari globale è risalito nel 2025 del 4%, fino a 59,6 miliardi. Nei sei mesi fino a giugno 2026 le vendite all’asta di Christie’s hanno raggiunto 4,5 miliardi (+71% nelle aste pubbliche), quelle di Sotheby’s 4,4 miliardi (+58%) e quelle di Phillips 507 milioni (+60%). La ripresa premia però le opere di fascia alta e gli artisti affermati. Nella fascia intermedia i margini restano sotto pressione.
Cambiano anche i canali. Il 69% ha comprato direttamente dagli artisti, il 38% passando da Instagram. Le vendite dirette valgono il 19% della spesa, più di fiere (15%) e aste (10%), anche se l’87% ha comprato almeno un’opera da un gallerista.
Sul futuro prevale l’ottimismo: il 39% pensa di comprare ancora entro un anno, il 23% di vendere. Il rischio che i collezionisti temono di più è l’opacità del mercato, tra prezzi poco chiari e commissioni non dichiarate. Sono però risposte dichiarate, non transazioni verificate.
Per capire se la ripresa si allarga oltre i nomi più cari, il segnale da seguire sono i prossimi risultati d’asta nella fascia intermedia.
Dati del Survey of Global Collecting 2026 di Art Basel e UBS, riportati da Bebeez sabato 10 ottobre 2026.