Usco, gruppo meccanico con sede a Modena, ha rilevato Italtractor-Itm, la fabbrica emiliana che produce parti per i sottocarri di macchine da cantiere e mezzi agricoli, dal colosso statunitense Titan International. L’operazione, comunicata martedì 22 settembre, vale complessivamente 285 milioni di dollari.

Il pacchetto ceduto porta undici stabilimenti, tre dei quali sul territorio italiano, oltre a 1.600 dipendenti e ricavi vicini ai 400 milioni di euro. Per Usco, fondata nel 1989 dall’imprenditore Massimo Galassini, è la seconda acquisizione in dodici mesi: la precedente, chiusa a settembre dello scorso anno, aveva portato in casa l’azienda mineraria australiana Schlam Payload, con un contributo di fatturato da 160 milioni aggiunto al gruppo.

Con questa mossa Usco arriva a un giro d’affari complessivo di 1,4 miliardi, il livello più alto nella sua storia, e supera i quattromila dipendenti. Gli stabilimenti del gruppo salgono da sedici a venticinque in un solo passaggio, e il personale sfiora il raddoppio.

Galassini descrive l’operazione come una scelta di complementarità più che di semplice dimensione. Gli impianti produttivi di Italtractor si trovano in India e Brasile, dove finora Usco era presente solo con la distribuzione: entrare direttamente in quei mercati partendo da zero avrebbe richiesto anni, mentre acquisire un attore già radicato permette di bruciare le tappe. L’altro punto di contatto riguarda il settore minerario, dove la gamma prodotti di Italtractor è più ampia di quella che Usco aveva sviluppato da sola.

Per Titan, quotata a Wall Street, la cessione va nella direzione opposta: concentrare le risorse sulle attività principali legate a ruote e pneumatici per i mercati agricolo, edile e del consumo. Il gruppo americano era entrato nel capitale di Italtractor nel 2005, prima attraverso Titan Europe e poi come unico azionista dal 2012. In una nota diffusa alla stampa, Titan ha indicato che una parte dei proventi servirà a ridurre il debito e rafforzare i conti, mentre le risorse future dovrebbero orientarsi verso nuove acquisizioni e alleanze strategiche.

L’operazione si inserisce in un momento di ricambio nel distretto meccanico emiliano. Mentre il controllo di Ducati resta un’incognita legata alle difficoltà del gruppo Volkswagen-Audi, Italtractor prende la strada opposta: entra sotto un’azienda in espansione guidata da un imprenditore italiano, invece di restare nell’orbita di una multinazionale straniera.

Galassini ha detto di avere ancora altri dossier di crescita esterna allo studio, pur definendo quello su Italtractor il più rilevante mai condotto sul mercato italiano finora. Non ha fornito tempistiche né indicazioni sulla dimensione dei prossimi obiettivi.

Per la filiera dei tre siti italiani coinvolti, il cambio di proprietà porta un nuovo interlocutore ma non annuncia, almeno per ora, tagli o chiusure: né Usco né Titan hanno reso note intenzioni in tal senso. Chi lavora nell’indotto della componentistica per macchine movimento terra farà bene a seguire nei prossimi mesi come i nuovi ordini si distribuiranno tra i siti italiani e quelli esteri del gruppo allargato: è quel dato, più di ogni comunicato, a dire come cambierà davvero la produzione.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore nell’edizione di martedì 22 settembre, a firma di Luca Orlando.