Il dossier Ducati è entrato nella sua fase politica. Lunedì 21 settembre tre figure istituzionali si sono presentate a Borgo Panigale per un confronto con il capo di Ducati, Claudio Domenicali: Emanuele Orsini, numero uno di Confindustria, Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, e Adolfo Urso, che guida il dicastero italiano delle Imprese e del Made in Italy. L’incontro anticipa quello di venerdì, quando l’esecutivo parlerà direttamente con i dirigenti di Audi-Volkswagen per capire se davvero la multinazionale tedesca abbia deciso di cedere la Rossa.
La questione è diventata urgente da quando Volkswagen sta passando al setaccio l’intero portafoglio del gruppo: su duemila attività finite sotto esame, Ducati compare tra le 600 valutate con maggiore attenzione. Audi controlla il marchio bolognese dal 2012 e ha ammesso che l’ipotesi di una cessione è sul tavolo, senza però che sia arrivata una decisione formale.
Dietro la mossa ci sono le difficoltà del colosso di Wolfsburg, nel mezzo di una ristrutturazione interna pesante: dopo l’ultimo profit warning, per Volkswagen il 2026 rischia di chiudersi con un margine che non supera l’1%. Ducati, al contrario, mostra conti solidi. Nel 2025 ha consegnato quasi 51 mila moto e generato un fatturato di 925 milioni di euro. Il risultato operativo è stato di 52 milioni, un margine del 5,6% sui ricavi. Bloomberg Intelligence valuta oggi l’azienda 1,25 miliardi di euro: una cifra che da sola spiega perché attorno alla fabbrica emiliana si sia mosso un intero fronte istituzionale.
Orsini ha messo l’accento sull’occupazione, promettendo impegno “come sistema Paese” nel caso in cui la dismissione diventi realtà, con un riferimento ai circa 2 mila lavoratori diretti e a tutto l’indotto che ruota attorno allo stabilimento. Urso ha alzato ulteriormente i toni definendosi “determinato” e sostenendo che sia arrivato il momento per l’azienda di tornare sotto controllo italiano; ha aggiunto che l’esecutivo valuta ogni leva a disposizione, incluso il Golden Power, lo strumento che permette allo Stato di intervenire su operazioni ritenute strategiche.
Circolano già ipotesi su cosa succederebbe in caso di vendita effettiva. Tra i nomi emersi c’è quello di Cassa depositi e prestiti, che però ha smentito qualsiasi coinvolgimento allo stato attuale. De Pascale ha rincarato la dose definendo Ducati un simbolo dell’ingegneria del Paese, segno di quanto il caso venga trattato come questione di prestigio nazionale e non solo industriale.
Il vertice di venerdì sarà il primo banco di prova reale. Da quell’incontro si capirà se l’attivismo di questi giorni resterà una tutela preventiva, pensata per farsi trovare pronti a ogni scenario, oppure diventerà un’operazione di sistema con un piano concreto di riacquisto o di scudo. Chi segue il titolo Volkswagen o lavora nell’indotto emiliano farebbe bene a guardare proprio a quella data: è lì che si capirà se Ducati resta tedesca o torna, in tutto o in parte, italiana.
Dettagli e dichiarazioni riportati da Il Sole 24 Ore nell’articolo del 22 settembre 2026 a firma di Alessandro Cicognani.