Lunedì 28 settembre Eni ha introdotto, sui propri impianti, un limite massimo ai prezzi esposti alla pompa, pensato come argine ai rincari registrati nelle ultime settimane. Il tetto resta fissato a un euro e novantanove centesimi per la benzina, due euro e diciannove per il gasolio. Nella stessa giornata si è aggiunta Ip, il marchio con cui in Italia opera la controllata azera di Socar: l’azienda ha replicato lo schema su migliaia di stazioni di servizio.
L’esecutivo lavora ora per portare un terzo grande operatore dentro l’intesa. Fonti di Palazzo Chigi hanno riferito che i contatti con la controllante kuwaitiana di Q8 procedono bene e che dal Kuwait arriverebbero aperture in questa direzione. Un’adesione di Q8 allargherebbe il tetto a un’altra fetta consistente della rete distributiva nazionale, ma alla data di lunedì l’ingresso non era ancora formalizzato.
L’effetto immediato si è visto alle pompe. Nella prima giornata con i nuovi limiti, diversi impianti hanno esaurito le scorte di benzina in poche ore, con il cartello “esaurito” comparso su più distributori mentre gli automobilisti si affrettavano ad approfittare del prezzo più basso. È il segnale di quanto la misura abbia spostato la domanda verso i punti vendita già aderenti.
Non tutti gli operatori della filiera considerano la misura sufficiente. Chi guida un tir o un taxi per mestiere ritiene il tetto alla pompa poco utile a chi sta al volante ogni giorno, perché i loro margini dipendono dal prezzo pieno praticato nei rifornimenti professionali, non da quello scontato ai privati. Le categorie chiedono un intervento diretto sulle accise, oltre a un confronto urgente con l’esecutivo, e minacciano uno sciopero se non arriveranno risposte.
Un secondo fronte critico riguarda i distributori indipendenti, che secondo Assopetroli-Assoenergia rappresentano oltre un terzo della rete italiana e comprano il carburante dagli stessi gruppi che oggi applicano lo sconto. Il segretario generale dell’associazione, Sebastiano Gallitelli, avverte che se il tetto resta limitato al prezzo finale e non arriva anche alle forniture all’ingrosso, questi operatori rischiano di vendere sottocosto pur di reggere la concorrenza, fino a chiudere. Per questo l’associazione sollecita, senza rinviarlo, un incontro diretto con governo e compagnie per estendere lo sconto a monte, non solo al distributore.
Il nodo, quindi, non è più se il tetto regga sui listini esposti, ma se regga lungo tutta la catena che porta il carburante fino alla pompa. Chi guida ogni giorno per lavoro, più che il prezzo alla colonnina, dovrebbe seguire nelle prossime settimane l’esito del confronto tra governo e distributori indipendenti: è lì che si deciderà se lo sconto resta un vantaggio solo per chi fa rifornimento privato o diventa una misura strutturale per l’intera filiera dei trasporti.
Dati e dichiarazioni riportati da Tgcom24 nella cronaca pubblicata lunedì 28 settembre 2026.