Eni ha introdotto oggi, 28 settembre, un limite massimo al prezzo dei carburanti venduti dalla controllata Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la benzina. Il tetto si ferma a circa 17 centesimi sotto la media attuale e resterà attivo per almeno un mese; un’eventuale proroga fino a fine anno dipenderà dall’andamento del mercato.

Il gruppo lega la scelta allo sconto sulle accise già in vigore e la presenta come un passo ulteriore per alleggerire il peso del caro carburante su famiglie e imprese. Due fattori spiegano la pressione sui prezzi secondo quanto riporta Eni: la contrazione dell’offerta di prodotti raffinati legata alle crisi geopolitiche in corso, e una capacità di raffinazione europea che si è ristretta parecchio, con quasi trenta impianti chiusi nell’ultimo quindicennio.

Palazzo Chigi ha ringraziato pubblicamente l’azienda, definendo l’iniziativa un segnale utile in un momento in cui il rincaro pesa sui bilanci domestici. Il vicepremier Antonio Tajani ha indicato la mossa come un esempio di collaborazione tra imprese e sistema Paese. Adolfo Urso, alla guida del dicastero che segue le imprese, ha definito responsabile la scelta di Eni e ha auspicato che altre compagnie la seguano. La Lega è andata oltre: ha chiesto che la prossima legge di bilancio imponga anche alle grandi banche un contributo più consistente di quello volontario versato da Eni.

Il nuovo tetto si affianca a un secondo intervento pubblico, entrato in vigore da sabato 26 settembre e valido fino al 5 ottobre: lo sconto sulle accise sul gasolio, sceso da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, Iva inclusa. Sono due misure distinte con lo stesso obiettivo dichiarato, contenere il costo del pieno mentre il governo prepara una risposta più strutturale al problema.

Quella risposta passa da un incontro fissato per giovedì 8 ottobre, quando il ministro Pichetto Fratin e Urso riceveranno le aziende del comparto raffinazione per valutare quanto gli impianti italiani possano alzare la produzione di carburanti e derivati, riducendo così la dipendenza dalle importazioni in una fase di offerta compressa a livello internazionale.

Eni ricorda inoltre di aver già assorbito parte dei rincari internazionali dallo scorso marzo, rinunciando a scaricarli per intero sui prezzi alla pompa, e di continuare a investire nelle bioraffinerie di Venezia e Gela oltre che nella riconversione dell’impianto di Livorno. Il gruppo descrive questi investimenti come una scelta che protegge occupazione e capacità produttiva sul territorio nazionale, oltre a orientare la produzione verso i carburanti sostenibili.

Per chi fa rifornimento ai distributori Enilive nei prossimi trenta giorni, il risparmio arriva subito alla pompa, senza bisogno di attendere alcun rinnovo formale. Vale la pena segnare in agenda la fine di ottobre: se il tetto non viene prorogato e i prezzi internazionali intanto risalgono, il beneficio si esaurisce insieme al mese, mentre negli altri distributori il prezzo resta quello fissato dal mercato.

Secondo quanto riportato da AGI il 27 settembre, i dettagli del price cap sono stati comunicati direttamente da Eni.