Intesa Sanpaolo ha inviato alla Consob un esposto sulle mosse compiute da Mps dopo l’avvio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa sulla banca senese. Il documento, firmato dal gruppo guidato da Carlo Messina, chiede all’autorità di vigilanza di valutare se le due offerte con cui il Monte si allarga su Banco Bpm e su Banca Generali rispettino le regole che tutelano gli azionisti mentre un’acquisizione è ancora in corso. Wall Street Italia ha riportato la notizia il 26 agosto scorso.
In gioco c’è la sequenza con cui si sta ridisegnando la mappa del credito italiano. Chi chiude per primo un’alleanza solida cambia gli assetti del settore per anni. La contestazione di Intesa riguarda un principio preciso, non un giudizio generico sulla strategia del Monte.
Al cuore del dossier c’è soprattutto Banca Generali, dove le quote in gioco spiegano la posta in palio meglio di ogni altro dettaglio. Generali, il gruppo assicurativo triestino, possiede più della metà del capitale della banca: una quota che rende il suo assenso decisivo per il buon esito dell’offerta del Monte. Senza quel via libera, Mps non arriva alla soglia del 50% più un’azione richiesta per rendere valida l’operazione. Ecco perché il cda di Generali si riunisce giovedì per un primo esame della proposta, con il coinvolgimento del comitato parti correlate.
Il punto tecnico sollevato da Intesa riguarda la passivity rule, prevista dall’articolo 104 del Testo Unico della Finanza. La norma limita la libertà del management di una società sotto offerta di adottare iniziative capaci di ostacolarla, a meno che gli azionisti non le autorizzino esplicitamente. Mps è a sua volta bersaglio dell’offerta di Intesa. Per questo le due nuove operazioni lanciate dal Monte, arrivate dopo quell’offerta, finiscono sotto la lente della stessa regola pensata per proteggere chi riceve un’offerta, non per chi la lancia altrove.
Un esposto non equivale a una violazione accertata. Sarà la Consob a stabilire se le operazioni di Mps richiedano chiarimenti, condizioni o un rallentamento dei tempi, e la banca guidata da Messina non ha reso pubblica la tempistica con cui si aspetta una risposta. Nel frattempo, però, la mossa aggiunge un fronte di incertezza normativa a una partita già affollata: Intesa su Mps, Mps su Banco Bpm e su Banca Generali, e ora anche Generali chiamata a decidere sulla propria controllata.
Chi possiede azioni di una delle banche coinvolte dovrebbe seguire da vicino l’esito del cda di Generali di giovedì: è quel voto, più della risposta della Consob, a stabilire nei prossimi giorni se l’offerta di Mps su Banca Generali resta in piedi o perde la gamba più importante su cui si regge.
Secondo quanto riportato da Wall Street Italia il 26 agosto 2026, a firma di Alessandra Caparello.