Intesa Sanpaolo ha rilanciato l’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) sul Monte dei Paschi, la banca di Siena. Lo ha annunciato sabato 3 ottobre, in serata, dopo un consiglio di amministrazione straordinario: se l’operazione va avanti, arrivano 25 centesimi di euro in più in contanti per ogni azione MPS che gli azionisti consegnano all’offerta.

La parte in azioni non si muove. Chi aderisce continua a ricevere 1,6 titoli Intesa di nuova emissione per ciascuna azione MPS. C’è però una clausola: se Intesa pagasse un acconto sul dividendo 2026 prima del regolamento, il rapporto di cambio salirebbe per annullare l’effetto.

Il conto complessivo, nel caso in cui aderiscano tutti gli azionisti, arriva così a 31,4 miliardi. Di questi, 27,6 sono in azioni e 3,8 in contanti, sempre in euro. Ogni titolo MPS viene così valutato 10,341 euro, il 15,3% sopra gli 8,970 euro che costava il 5 giugno 2026.

Quel premio va letto con attenzione. Il calcolo usa il prezzo di chiusura di Intesa del 5 giugno, 5,682 euro, quindi la fetta in azioni vale quanto vale il titolo Intesa il giorno del pagamento. L’unica componente fissa è il contante, ed è la più piccola. Intesa la presenta come una quota di valore certa e subito disponibile, al riparo dai rischi legati all’esecuzione e all’integrazione tipici degli scambi di azioni.

Il vero ostacolo è il calendario. Il 29 ottobre l’assemblea straordinaria di MPS voterà le due offerte pubbliche di scambio che MPS ha lanciato su Banco BPM e su Banca Generali. Se i soci le approvano, l’OPAS di Intesa perde efficacia. Per questo il rilancio resta un’offerta condizionata, non un affare chiuso.

Intesa ha usato il comunicato anche per attaccare i piani di MPS. Parla di una struttura complessa, di sinergie difficili da raggiungere, di un rischio di esecuzione alto e di sconti per i soci delle società prese di mira. Le due operazioni, sostiene, sono autonome sul piano giuridico ma legate sul piano economico, e partono mentre l’integrazione con Mediobanca non è finita. Chi deve decidere fatica quindi a valutarle una per una.

Intesa descrive anche due esiti parziali. Se passasse solo l’offerta su Banco BPM, MPS diventerebbe una banca commerciale più grande ma resterebbe senza gestione patrimoniale. Se passasse solo quella su Banca Generali, avrebbe una squadra di consulenti finanziari senza il salto dimensionale promesso. Sono valutazioni di chi ha interesse a far fallire il progetto rivale, non verifiche indipendenti.

Il confronto è già politico. Pochi giorni fa l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, aveva detto che il voto del 29 ottobre non sarebbe stato un referendum tra l’OPAS e le due offerte di scambio. Per Intesa, guidata da Carlo Messina, lo sarà di fatto. MPS non ha ancora risposto, secondo quanto scrive Money.it.

Gli occhi sono sulla riapertura dei mercati di lunedì 5 ottobre, con Intesa Sanpaolo, MPS, Banca Generali e Banco BPM sotto osservazione. Per chi ha azioni MPS o Intesa, i due appuntamenti da segnare sono la replica di Siena e il voto del 29 ottobre.

Secondo Money.it, che ha pubblicato la notizia domenica 4 ottobre 2026 a firma di Laura Naka Antonelli, Intesa Sanpaolo ha comunicato il rilancio sabato 3 ottobre.