Le azioni Intel sono salite di oltre l’8% giovedì, toccando 109 dollari, dopo le indiscrezioni circolate il giorno prima su una possibile intesa con la sudcoreana SK Hynix. Secondo quanto riportato da Reuters, che cita una persona a conoscenza del dossier, l’accordo permetterebbe a SK Hynix di realizzare negli Stati Uniti chip di memoria propri, cosa mai avvenuta finora nella sua storia, in parte affittando spazio nello stabilimento Intel in Ohio.

Mercoledì il titolo aveva già guadagnato circa il 5% sulla sola voce, un rialzo più marcato di quello dell’indice sui semiconduttori SOXX, fermo quel giorno a un +2%. Il titolo arriva da una corsa già imponente: nell’ultimo anno le azioni del produttore di chip sono aumentate di circa il 261%.

Tra i giudizi diffusi in queste ore spicca quello firmato da Ben Reitzes, che segue il titolo per Melius, secondo cui il titolo potrebbe salire fino a 200 dollari, quasi il doppio dei livelli attuali. È bene chiarire subito i termini: si tratta di uno scenario che lo stesso Reitzes definisce ottimistico, non la sua stima centrale. Lo scenario di base che l’analista indica resta un obiettivo di 165 dollari, un traguardo che implica comunque un margine superiore al 51% sui 109 dollari attuali.

La previsione più aggressiva di Reitzes non dipende dall’accordo con SK Hynix, ma da un altro fronte industriale: l’ingresso in produzione su larga scala, entro il 2028, del processo produttivo Intel 14A, che secondo l’analista avrebbe già Apple, Tesla e un terzo grande cliente hyperscaler impegnati come clienti. Se quel piano reggerà, Intel rafforzerebbe il proprio ruolo di produttore per conto terzi, lo stesso modello di business su cui si fonda la taiwanese TSMC.

Reitzes lega il traguardo dei 200 dollari a due condizioni che devono verificarsi insieme: prezzi solidi per le CPU destinate ai server, incluse quelle per carichi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale, e una crescita costante del prezzo medio dei PC con funzioni AI integrate. L’ipotesi implica utili superiori a 4 dollari per azione nel segmento prodotti, un livello che Intel non ha ancora raggiunto.

Il resto di Wall Street resta più cauto. Su 50 analisti censiti da LSEG che coprono il titolo, soltanto 15 hanno un rating d’acquisto, semplice o forte, mentre 33 restano fermi su hold: la view di Melius, in questo quadro, è tutt’altro che condivisa dal consenso.

Chi ha azioni Intel in portafoglio, o le sta valutando dopo il rialzo di questa settimana, farebbe bene a tenere separati i due piani. L’intesa con SK Hynix resta un’indiscrezione non confermata dalle due società, mentre il traguardo dei 200 dollari dipende da un piano industriale che si potrà verificare solo tra due anni, quando il 14A dovrà davvero entrare in produzione su scala.

Dati e dichiarazioni riportati da Money.it in un articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato giovedì 17 settembre 2026.