Le microimprese italiane restano indietro sull’intelligenza artificiale. Lo rileva un’indagine di Bankitalia ripresa da AGI: appena il 5% dei piccoli imprenditori la utilizza in azienda, che sia un impiego esteso o solo occasionale. Un altro 19% ci sta lavorando o pensa di introdurla entro i prossimi dodici mesi.

La tecnologia si concentra in due comparti precisi. Contando anche le sperimentazioni, supera un terzo delle imprese attive nel comparto dell’informazione e della comunicazione, mentre tra chi lavora in ambito professionale, scientifico o tecnico il livello si ferma poco sopra un quinto. Il manifatturiero segue una strada diversa: qui a diffondersi non è tanto l’IA quanto la robotica, che arriva quasi al 18% delle aziende manifatturiere se si includono le sperimentazioni.

Il resto del digitale mostra lo stesso divario. Il cloud, il più semplice da attivare tra gli strumenti censiti, è già usato dal 44% dei microimprenditori ed è diffuso in modo simile in tutti i comparti. Molto più indietro restano l’automazione dei processi produttivi, ferma al 4%, e soprattutto l’intelligenza artificiale: oltre sette microimprenditori su dieci ammettono di non avere le competenze per usarla o di non averci nemmeno pensato.

Chi adotta la tecnologia, anche solo a livello sperimentale, tende ad avere conoscenze finanziarie più solide della media. L’indagine, condotta su cinquemila titolari di microimprese tra interviste telefoniche e online, misura questa alfabetizzazione con otto domande su tassi di interesse, inflazione e rischio di credito. Il punteggio medio nazionale è del 74% rispetto al massimo ottenibile, con risultati migliori tra le aziende che esportano e quelle con fatturati più alti. Non emergono differenze legate al genere.

Rispetto alla stessa rilevazione condotta nel 2021, la conoscenza finanziaria media dei microimprenditori è salita di due punti percentuali. Il 15% dei microimprenditori si ferma nella fascia più debole quanto a basi di finanza personale, il 40% arriva a un livello intermedio e il 45% tocca la fascia più solida.

Il legame tra le due competenze non è casuale (chi capisce meglio rischio e rendimento è anche chi sperimenta prima gli strumenti digitali). È un dettaglio che pesa quando si guarda ai bandi e ai finanziamenti agevolati pensati proprio per accelerare la transizione digitale delle piccole imprese.

Per chi gestisce una microimpresa, il messaggio dei dati è pratico. Aggiornare le competenze digitali di base prima di investire in nuovi strumenti resta il passo più concreto da fare nei prossimi mesi, soprattutto per chi opera nei settori dove l’IA è ancora quasi assente.

Dati dell’indagine Bankitalia sulle microimprese italiane, riportati da AGI l’8 settembre 2026.