Per Jensen Huang, ceo di Nvidia, l’idea che l’intelligenza artificiale possa spazzare via l’umanità entro il 2030 non ha alcun fondamento. In un’intervista a CBS News andata in onda lunedì, il manager ha detto che le chance di un simile scenario sono nulle, bollando come esagerate le previsioni più cupe circolate di recente sul futuro dell’IA.

Il commento nasce come replica diretta a un allarme diffuso sui social da Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic, la società dietro il chatbot Claude. Coxon sostiene che i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero superare le capacità umane e mettere a rischio la sopravvivenza della specie nel giro di un decennio. Due colleghi legati allo stesso progetto hanno appoggiato la sua tesi, riaccendendo un confronto globale sui rischi non ancora regolati del settore.

Huang ha definito irresponsabili le previsioni di Coxon. Secondo il manager, mettere paura alle persone non porta a nulla di utile e il tema andrebbe trattato con equilibrio, non con allarmi infondati. È una posizione lontana da quella di altri nomi di primo piano del settore: il ceo di Anthropic, Dario Amodei, quello di OpenAI, Sam Altman, ed Elon Musk hanno tutti invocato, in occasioni diverse, un rallentamento nella corsa ai modelli più avanzati.

Huang non condivide quella prudenza. Per il ceo di Nvidia lo sviluppo deve procedere alla massima velocità possibile, a prescindere dalle mosse dei concorrenti, perché i rischi si possono gestire mentre la tecnologia matura. Ha però chiarito un confine: andare veloci non significa mettere sul mercato prodotti immaturi o insicuri. Il valore della sua azienda, ha spiegato, dipende proprio dal fatto che le implementazioni restino sicure, e un rallentamento su quel fronte farebbe scendere quel valore, non salire il livello di sicurezza.

Sul fronte delle regole, Huang preferisce partire da quelle che esistono già. Prima di istituire nuove autorità o scrivere leggi su misura per l’intelligenza artificiale, secondo lui andrebbero applicate le norme che coprono già la cybersicurezza, gli accessi non autorizzati ai sistemi e la responsabilità legale per i danni causati da un prodotto difettoso. Un approccio che sposta il peso della vigilanza sugli strumenti giuridici disponibili oggi, invece che su un impianto normativo ancora da costruire.

La distanza tra le due posizioni, chi vuole rallentare e chi vuole correre applicando le tutele esistenti, non è un dettaglio tecnico: definisce quanto stringenti saranno i controlli sui modelli che le aziende italiane iniziano già a integrare nei propri processi. Per chi valuta l’adozione di strumenti di IA in azienda, il dibattito sulla regolamentazione europea nei prossimi mesi determinerà se prevarrà un quadro di regole nuove o l’estensione di quelle già in vigore su privacy, sicurezza informatica e responsabilità di prodotto.

Le dichiarazioni sono riportate da AGI, che ha ripreso l’intervista di Jensen Huang a CBS News pubblicata lunedì 21 settembre.