Il prezzo europeo del gas naturale ha raggiunto martedì il livello più alto da gennaio 2023. I contratti TTF, il benchmark negoziato ad Amsterdam e punto di riferimento per l’intero mercato continentale, hanno toccato un picco di 77,13 euro al megawattora prima di chiudere la sessione a 76,3 euro, un rialzo del 4% rispetto al giorno precedente.
Dietro il rialzo c’è la necessità degli operatori europei di riempire per tempo i serbatoi di stoccaggio, prima che arrivi la stagione fredda. Ogni anno il mercato del gas segue lo stesso schema: chi gestisce le riserve compra quando i prezzi sono ancora sostenibili, per non trovarsi scoperto quando i consumi invernali fanno salire la domanda. Quest’anno però la fase di riempimento sta costando più del previsto, e ogni settimana in cui il TTF resta sopra i livelli dell’anno scorso si traduce in un costo più alto per chi deve completare le scorte prima dell’inverno.
A spingere i prezzi verso l’alto è soprattutto l’incertezza legata alla crisi in corso in Medio Oriente, che al momento non mostra segnali di una via d’uscita. Gli operatori temono che un’eventuale escalation possa mettere a rischio le rotte del gas naturale liquefatto che attraversano lo stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e l’oceano Indiano da cui transita una quota rilevante del gas liquefatto diretto verso l’Europa e l’Asia. Basta il timore di un’interruzione, anche solo ipotetica, per far muovere i listini prima ancora che succeda qualcosa nella realtà: i mercati energetici reagiscono al rischio percepito, non solo alle interruzioni effettive delle forniture.
Il TTF non misura il costo del gas consegnato oggi: riflette le aspettative di chi lo scambia sui mercati finanziari per le settimane a venire. Per questo il prezzo può salire in modo brusco anche senza un taglio effettivo delle forniture. Gli acquisti precauzionali, fatti per coprirsi da un rischio che potrebbe non materializzarsi mai, producono comunque sui listini lo stesso effetto di una scarsità reale. È lo stesso meccanismo che ha già mosso il mercato del gas negli anni scorsi ogni volta che una tensione geopolitica ha toccato una rotta di trasporto ritenuta strategica.
Le utility italiane acquistano gran parte del gas che poi rivendono a famiglie e imprese guardando proprio ai prezzi del TTF, quindi un rialzo prolungato ad Amsterdam finisce per riflettersi, con qualche settimana di scarto, sulle bollette nazionali. Per le famiglie italiane l’effetto non è quindi immediato: le tariffe del gas al dettaglio si aggiornano sui prezzi all’ingrosso dei mesi precedenti, non su quelli del giorno in cui vengono registrati. Chi ha un contratto a prezzo variabile dovrebbe aspettarsi che il rincaro di oggi arrivi in bolletta con i prossimi cicli di fatturazione, soprattutto se la tensione sui mercati energetici dovesse proseguire mano a mano che si avvicina l’inverno.
Dati e circostanza riportati da Tgcom24 nell’edizione dell’8 settembre 2026.