Il Fmi ha alzato la previsione di crescita dell’Italia per quest’anno allo 0,8%, mentre a luglio indicava lo 0,5%. La revisione compare nel World economic outlook, come ha riportato AGI martedì 13 ottobre. Per il 2027 la stima passa allo 0,6% dallo 0,5%, e il 2025 si è chiuso con un +0,5%.
Il miglioramento arriva con un conto da pagare sui prezzi. L’inflazione italiana dovrebbe salire al 3,3% nel 2026, contro l’1,6% dell’anno scorso, e scendere al 2,8% nel 2027. Il Fmi collega la spinta ai costi dell’energia, più alti e più instabili per via del conflitto nel Golfo.
Il mercato del lavoro regge meglio. Il Fmi prevede una disoccupazione al 5,6% quest’anno, in calo dal 6,1% del 2025, con una risalita al 5,8% nel 2027. Nel quadro riportato da AGI non compaiono stime sui salari, quindi non c’è modo di dire se le buste paga seguiranno i prezzi.
Il confronto europeo ridimensiona l’entusiasmo. L’area euro dovrebbe crescere dell’1,1% quest’anno, mentre a luglio la stima era allo 0,9%. Nel 2027 arriverà all’1,2%. La Germania sale all’1,3% dopo lo 0,2% del 2025, la Spagna al 2,5% dal 2,1% della stima precedente, la Gran Bretagna all’1,3%. L’Italia, con lo 0,8%, resta sotto ognuna di queste economie.
Sul piano globale il Pil mondiale cresce del 3,1% nel 2026, contro il 3% stimato a luglio, ma frena rispetto al 3,5% dell’anno scorso. Per il 2027 il Fondo indica un 3,4% stabile. Gli Stati Uniti restano al 2,3%, l’India sale al 7% e la Cina scende al 4,5%.
Il rischio principale è lo Stretto di Hormuz, da cui transita ogni giorno greggio per 20 milioni di barili. Lo scenario di base del Fmi assume che la riapertura graduale cominci soltanto da marzo 2027 e che la normalità torni solo a ottobre dello stesso anno. Con quell’ipotesi il prezzo medio del petrolio nel 2026 sale a 96 dollari per barile, con un aumento del 16% sulla previsione di aprile. Per il gas naturale in Europa il Fondo stima un rincaro del 36%.
Tutte le cifre su inflazione e crescita poggiano quindi su una data di riapertura che nessuno controlla. Se Hormuz resta chiuso più a lungo, le stime sull’energia e sui prezzi andrebbero riviste, e con loro il 3,3% italiano.
Per chi ha lo stipendio fermo, un’inflazione al 3,3% pesa più di una crescita allo 0,8%. Quel numero è il metro giusto per giudicare il prossimo rinnovo di contratto o di affitto.
Secondo AGI, che ha riportato il World economic outlook del Fondo monetario internazionale martedì 13 ottobre 2026.