Il titolo di Stato francese a dieci anni, l’OAT, rende ora più del BTP italiano con la stessa scadenza. Secondo Money.it, all’inizio di ottobre l’OAT ha viaggiato vicino al 5%, un livello che mancava dal 2002. Per l’Italia è un’inversione rispetto alla gerarchia a cui i mercati erano abituati.
Il divario con il Bund tedesco, il riferimento per l’Eurozona, racconta la stessa storia. Per gli OAT è salito oltre 140 punti base quando la tensione era massima, mentre per i BTP è rimasto su valori più bassi. Chi presta a Parigi chiede quindi un premio più alto di chi presta a Roma.
La ragione sta nel deficit, non nel debito. Il governo francese prevede per quest’anno un disavanzo del 5,4%, rapportato al Pil, ben oltre il tetto europeo del 3%. A maggio la Commissione europea indicava il 5,1%, quindi i conti sono peggiorati nel corso dell’anno. Il Documento programmatico di Roma, invece, porta il deficit italiano al 2,9%: 2,5 punti in meno.
Sul debito accumulato l’Italia resta molto più esposta. Per Bruxelles il debito italiano vale il 138,5% del Pil quest’anno e il 139,2% l’anno prossimo, mentre quello francese passa dal 118,1% al 120,2%. Roma ha poi rivisto il quadro con il massimo al 138,5%, nel 2027, e poi una discesa graduale. Le due proiezioni risalgono a date diverse, quindi vanno tenute separate.
Per Parigi pesano anche gli interessi. La proposta di bilancio francese li porta dai 62,6 miliardi di euro circa di quest’anno ai 91,2 del 2027. Con una crescita modesta, che per Bruxelles sarà dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% il prossimo, ridurre il disavanzo senza frenare l’economia è difficile.
Il governo del primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato il 1° ottobre una manovra da circa 43 miliardi di euro, dopo aver annunciato a settembre un piano da circa 54 miliardi. Il target è scendere al 5% di deficit nel 2027. Il problema è il Parlamento, diviso e senza una maggioranza solida: in commissione è già stata bocciata una norma che ridimensionava un’agevolazione fiscale per i pensionati. Gli investitori pesano la probabilità che le misure passino e durino, e le presidenziali del 2027 aggiungono incertezza.
Le banche francesi lo hanno sentito. Dai massimi di agosto Société Générale ha lasciato sul terreno più di un quarto del valore. BNP Paribas segna un calo di circa un quinto rispetto ai picchi recenti. Un rischio sovrano più alto colpisce il valore dei titoli in portafoglio e il costo della raccolta.
Il vantaggio italiano va però letto con cautela. Il Pil, per esempio, è atteso in crescita vicino all’1% nel 2026 secondo il governo, ma allo 0,5% secondo la Commissione. C’è poi la distinzione tra deficit nominale e deficit calcolato per la vigilanza di Bruxelles, che sfrutta margini di flessibilità concessi a certe spese di difesa ed energia. Quelle clausole cambiano il giudizio sulle regole, non il disavanzo realmente registrato.
Resta poi la differenza tra spread e costo del denaro. Se i rendimenti tedeschi salgono, un Paese può vedere calare lo spread e pagare comunque di più. È il caso dell’Italia: batte la Francia, però si finanzia a tassi più alti di poco tempo fa, anche perché il petrolio Brent vale più di 100 dollari al barile.
Chi investe in titoli di Stato europei dovrebbe seguire due segnali: il voto sulla legge di bilancio francese per il 2027 e il deficit italiano rispetto alla traiettoria del governo. Su entrambi si deciderà se il vantaggio dei BTP regge.
Secondo Money.it, articolo di Gerardo Marciano pubblicato lunedì 12 ottobre 2026.