Gucci ha ridotto i prezzi di una parte del suo catalogo in Cina, invertendo la strategia di rincari che il lusso ha seguito dal periodo post pandemico. La mossa riguarda borse e capi della linea ready-to-wear, secondo la ricostruzione di Jing Daily.

La tote “Mercato” della primavera-estate 2026, per esempio, costava 25.500 renminbi ed è scesa a 20mila, circa 2.600 euro al cambio attuale: un taglio di quasi il 22%. Il ribasso è più marcato sulla mini bucket bag “Ophidia”: da 12.300 renminbi il prezzo è arrivato a 8.700, quasi il 29%. Sconti vicini al 30% hanno coinvolto anche abiti, costumi e maglieria.

L’8 settembre l’assistenza clienti di Gucci ha confermato i nuovi prezzi, spiegando in modo generico che il marchio li rivede spesso in base alle condizioni del mercato. Non ha però chiarito perché la revisione arrivi proprio ora, né quali altri articoli siano coinvolti.

Il contesto cinese del lusso resta difficile. A luglio, le vendite registrate nei grandi centri commerciali specializzati hanno perso il 12% su base annua, un calo trasversale a categorie e fasce di prezzo, secondo un’analisi di Bernstein e Mertico citata da Jing Daily. La banca d’affari ha tagliato la stima di crescita del settore per il terzo trimestre: dal 6,3% ora si scende al 4,9%, mentre la previsione sull’intero anno cala al 5,1%.

Gucci stessa mostra segnali di ripresa, ma non è ancora fuori pericolo. Nel secondo trimestre i ricavi hanno toccato quota 1,41 miliardi, in euro correnti, giù del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima: un ritmo di calo molto più lento rispetto ai trimestri precedenti. Nei primi sei mesi dell’anno i ricavi si sono fermati a 2,757 miliardi, sempre in euro correnti, giù del 9%, con un miglioramento evidente rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Kering, la casa madre del marchio, continua a descrivere la Cina continentale come uno dei mercati più complicati del gruppo, nonostante i progressi recenti.

Non è detto che il taglio basti a far tornare i clienti. Sui social network cinesi, secondo quanto raccolto da Jing Daily, i commenti mostrano un pubblico diventato più prudente e più attento al legame tra il prezzo pagato e il valore percepito. C’è chi ha apprezzato lo sconto e chi lo legge invece come il segnale che altri ribassi arriveranno, e per questo preferisce rimandare l’acquisto. In un piccolo sondaggio su Xiaohongshu, sette persone su quindici hanno detto che comprerebbero subito una borsa Gucci, cinque preferiscono aspettare nella speranza di ulteriori sconti, e le restanti tre hanno rinunciato all’acquisto perché il marchio resta troppo caro per loro. Il campione è minuscolo per trarne conclusioni solide, ma il segnale che descrive pesa: dopo anni di rincari, i clienti hanno iniziato ad aspettarsi lo sconto successivo.

C’è poi un’altra variabile che il taglio dei prezzi non tocca: la concorrenza dell’oro. Diversi commenti sui social citano i gioielli come alternativa più solida a una borsa firmata, perché restano un bene che conserva valore nel tempo. Una cliente ha raccontato di aver scelto un bracciale d’oro al posto di una borsa Gucci, con un budget equivalente a circa 40mila renminbi. Per chi guarda al lusso anche come riserva di valore, un taglio del 30% su una tote non cambia questo calcolo: il nodo per Gucci resta convincere i clienti cinesi che il prezzo pagato oggi vale ancora quanto promette il marchio, non solo quanto costa scontato.

Secondo quanto riportato da Pambianconews, che cita un’inchiesta di Jing Daily pubblicata il 10 settembre 2026.