Goldman Sachs ha rivisto la previsione sul Brent per dicembre: 105 dollari per barile, mentre la stima precedente era ferma a 90. La modifica nasce da una nota dello stratega Daan Struyven e dei suoi colleghi, ripresa da Money.it lunedì 2 novembre. Per il WTI, il greggio statunitense di riferimento, la banca prevede 94 dollari.

Cambiano anche i numeri sul 2027. Il Brent dovrebbe stare in media a 88 dollari, rispetto agli 80 della stima precedente, mentre il WTI sale a 78 dollari da 73. Sono previsioni della banca, con una data e un orizzonte precisi: dicono dove Goldman si aspetta i prezzi, non dove si trovano.

Gli analisti indicano come motivo la minaccia di stop alle forniture. Pesano le guerre in Medio Oriente e quella tra Russia e Ucraina, oltre a un mondo che si spezza in blocchi geopolitici. Individuare dove e quando scatterà il prossimo blocco è quasi impossibile, e Goldman ha scelto di non scommettere su un singolo evento.

Al suo posto c’è un accantonamento prudenziale. Per il 2027 la banca incorpora nello scenario di partenza una perdita stabile di offerta mondiale: un milione di barili ogni giorno. È una scelta di metodo, non la previsione di un guasto specifico. Resta una stima di Goldman, costruita su un’ipotesi che nessun dato di produzione ha ancora confermato.

Il ragionamento gira intorno al premio al rischio. È la quota di prezzo che non nasce dall’equilibrio fisico dei barili disponibili e richiesti, ma dal timore che qualcosa vada storto. Per Goldman gli operatori lo tengono alto perché molti non si fidano di una soluzione diplomatica duratura. A metà ottobre, stando alla stampa finanziaria internazionale citata da Money.it, quel sovrapprezzo pesava sui prezzi spot per 25 dollari a barile.

Lo sfondo è lo Stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del greggio scambiato nel mondo. Dopo l’inizio della guerra con l’Iran, a fine febbraio, è stato prima sbarrato e poi riaperto a intermittenza, tra tregue precarie e altri attacchi contro le petroliere. Nel fine settimana diverse navi hanno subito colpi o danni, tra Golfo Persico e Golfo di Oman. A est, Kiev ha ripreso a bersagliare le raffinerie russe usando droni.

C’è poi l’Opec+. Domenica 1 novembre, in videoconferenza, il gruppo dei Paesi che applicano tagli volontari ha lasciato invariati gli obiettivi produttivi di dicembre. È la terza pausa mensile di fila. L’effetto sul mercato è modesto, perché con la guerra molti produttori del Golfo estraggono già meno delle quote consentite.

Il dato da seguire è la scadenza del 29 novembre. Quel giorno l’alleanza dovrebbe discutere i parametri produttivi per il 2027, e da lì dipende il rientro graduale dei tagli ancora attivi. Sarà quella riunione a dire quanto greggio in più potrebbe arrivare sul mercato nell’anno su cui Goldman ha costruito la stima a 88 dollari.

Money.it, articolo di Flavia Provenzani pubblicato lunedì 2 novembre 2026, che riporta la nota di Goldman Sachs.