Da venerdì sera Taranto ospita i Giochi del Mediterraneo, arrivati alla ventesima edizione. La manifestazione ha 75 anni di storia e torna in Puglia per la seconda volta, dopo la tappa di Bari del 1997. Alla cerimonia d’apertura sono attesi il capo dello Stato, i vertici delle due Camere e la presidente del Consiglio, insieme a diversi membri dell’esecutivo. Parteciperà anche un rappresentante della Commissione europea, oltre ad altri leader internazionali.
L’evento porta in città oltre quattromila tra atlete e atleti, quasi 500 dei quali italiani, la delegazione più ampia al via, impegnati in 33 discipline diverse. Le squadre arrivano da 26 Paesi affacciati su tre continenti e per ospitarle gli organizzatori hanno dovuto noleggiare due navi passeggeri oltre agli alloggi tradizionali. Il servizio durante i giochi si appoggia anche su circa 3mila volontari.
Dietro la macchina organizzativa ci sono 275 milioni messi dal Governo per costruire o rimettere a posto gli impianti, altri 100 milioni pubblici per l’organizzazione e 6 milioni destinati alla riqualificazione di Taranto. La quota più consistente, 275 milioni, è stata stanziata dal governo tramite il commissario straordinario Massimo Ferrarese, incaricato di costruire o rimettere a nuovo gli impianti sportivi della città. Il conto delle opere realizzate in due anni tocca quota 45, tra stadi, palazzetti dello sport, piscine e centri per l’attività sportiva. Altri 100 milioni, sempre di fonte pubblica, hanno coperto l’organizzazione dell’evento, mentre ulteriori 6 milioni sono andati a lavori di riqualificazione urbana a Taranto.
Il percorso non è stato lineare. L’assegnazione dei Giochi risale al 2019, ma il cantiere si è mosso davvero solo dall’inizio del 2024, dopo l’arrivo di Ferrarese a metà 2023. Fino ad allora l’esecutivo precedente aveva stanziato appena 150 milioni. C’era un solo progetto definito, quello del centro nautico, poi rivelatosi da rifare da capo. Nel biennio 2023-2024 la partita si è complicata ulteriormente per lo scontro istituzionale tra il governo, il Comune di Taranto e la Regione Puglia. La nomina del commissario fu contestata dal governatore pugliese dell’epoca, Michele Emiliano.
Andrea Abodi, che guida il dicastero dello Sport, rivendica il cambio di passo. Dice che l’impostazione attuale di infrastrutture e organizzazione nasce da tre anni e mezzo, da quando si è insediato l’attuale governo e si è deciso di correggere rotta. Raffaele Fitto, che oggi siede ai vertici della Commissione europea con delega esecutiva, all’epoca guidava il ministero della Coesione. Ha detto che nominare quel commissario, scelta non scontata nel momento in cui fu presa, si è rivelata la mossa che ha sbloccato il cantiere. Le loro dichiarazioni sono riportate da Il Sole 24 Ore, nella ricostruzione dei tre anni di lavori firmata da Domenico Palmiotti.
Per Taranto la posta in gioco supera lo sport. La città convive con la crisi del polo siderurgico ex Ilva, il cui reparto a caldo dovrà fermarsi a fine ottobre per un provvedimento della magistratura. Taranto prova comunque a usare gli impianti costruiti per i Giochi come base di un’immagine diversa, meno legata alla sola industria pesante.
Per i cittadini e le imprese locali, il nodo dei prossimi mesi è cosa resterà delle 45 strutture una volta chiusa la kermesse, il prossimo 3 settembre. Senza un piano di gestione post-evento chiaro, l’investimento rischia di passare da leva di rilancio a costo fisso senza ritorno.
Secondo la ricostruzione firmata da Domenico Palmiotti per Il Sole 24 Ore, pubblicata il 19 agosto 2026.