In autostrada il gasolio ad alte prestazioni ha sfondato quota 3 euro al litro a fine agosto, mentre il petrolio è tornato a valere oltre quota 100 dollari il barile. Lo racconta QuiFinanza, ricostruendo come una crisi militare nel sud dello Yemen sia arrivata fino al distributore sotto casa. La causa non è italiana: il gruppo armato degli Houthi ha preso il controllo del tratto di mare tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Da lì passa circa un decimo del traffico marittimo mondiale di petrolio, e ogni interruzione si riflette subito sui prezzi.

Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno sfondato le difese delle forze yemenite rivali fino a occupare Perim, l’isola al centro dello stretto di Bab el Mandeb. Il gruppo ha poi vietato il passaggio alle navi saudite e colpito l’oleodotto con cui l’Arabia Saudita aggira lo stretto di Hormuz, bloccato da mesi dal braccio di ferro fra Teheran e Washington. Di conseguenza Riad ha fermato l’infrastruttura. Sparisce così una delle due rotte con cui il petrolio saudita raggiungeva l’Asia, proprio mentre i volumi in transito erano cresciuti rispetto all’anno prima.

In Italia l’effetto è amplificato da un problema strutturale: le raffinerie che trasformavano il greggio in benzina e diesel sono state smantellate negli ultimi anni, spesso perché troppo inquinanti, e oggi il carburante arriva già lavorato dall’estero. Una ricerca della Banca Centrale Europea ha misurato quanto pesa questo passaggio in più, cioè il margine di raffinazione che si paga sopra il costo del greggio: per l’Italia vale circa 35 centesimi al litro sul diesel e 23 sulla benzina.

A questo si somma il fisco. Tra Iva e accise, le tasse italiane sfiorano il 43 per cento sul totale pagato alla pompa, più di tre punti sopra la media dell’Unione europea, che si ferma al 39,7%. Con una base di partenza già così alta, basta un rialzo della materia prima per portare il prezzo fino a 2,5 euro al litro.

Il governo ha provato a limitare il danno prolungando lo sconto sulle accise introdotto per contenere i costi dell’energia. L’effetto però è stato modesto di fronte a un balzo del petrolio di questa entità. Chi percorre ogni giorno molti chilometri in auto o in furgone dovrebbe seguire nelle prossime settimane l’evoluzione dello scontro nello stretto di Bab el Mandeb, più che il prezzo del singolo giorno. Finché quel passaggio resta conteso, un ritorno del gasolio sotto i 2,5 euro appare improbabile.

Ricostruzione ripresa da QuiFinanza, pubblicata domenica 13 settembre 2026.