Il prezzo del gas naturale è risalito lunedì sopra tre riferimenti tecnici che restavano irraggiungibili da parecchi anni: la media esponenziale calcolata su nove trimestri e i livelli seguiti da molti operatori, cioè le medie a 200 sedute e a 200 settimane di contrattazione. Secondo Money.it, il dato conta perché arriva dopo anni in cui ogni tentativo di recupero si era fermato prima di consolidarsi davvero.

Il quotidiano segnala però un dettaglio che ridimensiona l’entusiasmo. I prezzi restano dentro un intervallo enorme, formatosi quasi interamente a gennaio, che va da un minimo di 0,64 dollari a un massimo di 5,073 dollari. Quell’oscillazione non si è costruita con calma nell’arco di tre mesi: si è aperta quasi tutta in poche settimane, un comportamento tipico di una fiammata di mercato più che di una tendenza ordinata.

Il minimo toccato quest’anno, in area 0,644, figura tra le quotazioni più basse mai registrate in circa quarant’anni sulla serie osservata da Money.it. Da lì il rimbalzo ha portato le quotazioni fino a circa 2,876, un recupero ampio in percentuale ma comunque interno alla forchetta nata a gennaio. Finché il prezzo non esce con convinzione da quei confini, verso l’alto o verso il basso, il segnale tecnico da solo non basta a indicare una direzione.

Le scorte EIA restano l’indicatore decisivo

La stagionalità aiuta a inquadrare il fenomeno, ma non lo spiega da sola. La domanda per il riscaldamento cresce di solito da novembre a marzo; in estate, invece, a spingere i consumi è il gas usato per produrre elettricità destinata ai condizionatori. Gennaio e febbraio restano storicamente i mesi più nervosi: quando il freddo si fa intenso e gli stoccaggi calano in fretta, i prezzi possono costruire massimi importanti proprio in quella finestra.

Il dato che pesa di più, secondo l’articolo, resta però quello settimanale pubblicato dalla Energy Information Administration statunitense. Se le scorte finissero sotto la soglia media dei cinque anni precedenti proprio mentre le quotazioni risalgono verso il tetto della forchetta, l’area 5,073 diventerebbe la soglia da guardare per capire se il rialzo ha davvero gambe. Se invece gli stoccaggi restassero abbondanti, anche un inverno rigido rischierebbe di non bastare a spingere le quotazioni fuori dall’intervallo.

Per chi segue i mercati energetici, o ha un’esposizione diretta tramite ETF o contratti legati al gas naturale, la lettura pratica non cambia: il rimbalzo recente non equivale a un’inversione di tendenza confermata. Il numero da tenere d’occhio nelle prossime settimane non è tanto il prezzo del giorno, ma il report settimanale sulle scorte USA. È quel dato, più della singola candela sul grafico, a dire se l’area sopra i 5 dollari resta un tetto o diventa un trampolino.

Dati ed elaborazioni tecniche riportati da Money.it in un articolo di Gerardo Marciano pubblicato lunedì 14 settembre 2026.