Gli stoccaggi di gas dell’Italia hanno toccato il 90% della capacità, dieci giorni prima dell’avvio della stagione invernale. Lo ha riportato Tgcom24 martedì 20 ottobre, citando i dati disponibili in giornata. La media dei Paesi europei si ferma al 74,5%.

Il distacco pesa. Sono quindici punti e mezzo di differenza, in una stagione in cui i depositi del continente sono meno pieni di un anno fa. Chi governa le forniture parte quindi dall’inverno con un margine che altrove manca.

Il commento più netto arriva dal vertice di Snam, che gestisce la rete del gas. Parla Scornajenchi, il suo amministratore delegato. Secondo lui il traguardo dimostra che il lavoro di istituzioni e operatori ha funzionato e che il sistema italiano per la sicurezza dell’energia regge. Va detto che a parlare è chi gestisce quel sistema: è una valutazione di parte, non un giudizio indipendente.

I fatti che la spiegano sono due. Il primo è la varietà delle rotte: negli ultimi mesi hanno contato i flussi di Libia, Algeria e Azerbaigian, oltre ai terminali di rigassificazione a Piombino, Cavarzere e Panigaglia. Il secondo sono gli incentivi agli operatori. Hanno reso conveniente riempire i depositi anche quando il mercato non lo premiava, e quindi accumulare scorte nei momenti meno favorevoli.

Cosa cambia in concreto? Un deposito pieno serve a coprire lo squilibrio fra consumi e disponibilità nei mesi freddi, quando i consumi salgono. Con scorte alte, un picco di freddo o un intoppo nelle forniture internazionali lascia meno spazio alle tensioni sul sistema. Le riserve aiutano anche a smorzare le oscillazioni dei prezzi, perché un mercato che teme di restare senza gas reagisce peggio di uno che ne ha in cantina.

Resta un limite da tenere presente. Il dato fotografa i depositi a metà ottobre, non l’andamento dell’inverno, e non dice nulla sui prezzi che pagheranno famiglie e imprese. Le tariffe dipendono anche dai mercati all’ingrosso, dove pesano le scelte degli altri Paesi europei. Una stima sull’effetto sulle bollette non è stata data.

Il vantaggio italiano, poi, ha un rovescio. Se gli altri partner europei arrivano al freddo con scorte più magre, aumenta la concorrenza per le forniture disponibili, e quella pressione si riflette sui prezzi di tutti. Un sistema ben coperto non è immune.

Per chi legge, il segnale utile è questo. Il rischio di razionamenti o di forniture a corto raggio nei prossimi mesi appare basso, mentre la variabile da seguire resta il prezzo del gas all’ingrosso, che si riflette sulle offerte di luce e gas dei prossimi rinnovi contrattuali.

Secondo Tgcom24, che ha riportato la notizia martedì 20 ottobre 2026 con un contributo ANSA.