Le quotazioni del gas sono risalite insieme a quelle del petrolio giovedì 24 settembre, subito dopo un durissimo scambio di accuse fra Washington e Teheran andato in scena davanti all’Assemblea generale dell’Onu. A New York il TTF di Amsterdam, il riferimento principale per il mercato continentale, ha toccato 74,61 euro al megawattora, il 3,6% in più della seduta precedente.

Anche il greggio ha reagito nello stesso modo. Il contratto sul Brent è salito a quota 105 dollari e oltre, circa il 2,1% in più, mentre il WTI ha guadagnato l’1,8% fermandosi a 92,16 dollari. Non è un dato di domanda o di offerta a muovere i prezzi, ma il timore concreto di uno stop al traffico marittimo attraverso Hormuz, lo stretto che condiziona buona parte della sicurezza energetica del Golfo.

Davanti ai delegati riuniti nel Palazzo di Vetro ha preso la parola Masoud Pezeshkian, capo dello Stato iraniano, mostrando alcune fotografie di bambini morti sotto i bombardamenti prima di respingere ogni pressione a piegarsi. La sua posizione: Teheran resta aperta al confronto diplomatico, ma non accetta il linguaggio della forza. Mentre scorrevano quelle immagini l’unico delegato statunitense presente ha abbandonato l’aula; il giorno prima Donald Trump aveva minacciato apertamente l’Iran.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribattuto elencando gli strumenti a disposizione degli Stati Uniti, dalle sanzioni economiche più severe fino a una possibile opzione militare su cui non si è voluto sbilanciare oltre. Ha precisato che il transito meridionale dello stretto resta comunque percorribile, attribuendo però a Teheran, non a Washington, la responsabilità di ogni blocco nell’area per via degli attacchi alle navi.

Qualcosa sul fronte diplomatico intanto si muove. Abbas Araghchi, alla guida della diplomazia iraniana, ha incontrato l’inviato americano Steve Witkoff e ha messo sul tavolo tre condizioni prima di riaprire completamente il passaggio marittimo: revocare il blocco navale voluto dagli Stati Uniti, liberare i fondi iraniani congelati e mettere fine ai combattimenti ovunque siano ancora in corso.

Sui mercati non pesa solo la cronaca di giornata. Intervenendo a un convegno a Salsomaggiore Terme, Isabel Schnabel, che siede nel comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha spiegato che il rincaro energetico legato al conflitto si sta protraendo oltre le previsioni iniziali e ha smesso di riguardare il solo petrolio: coinvolge ormai pure il diesel, oltre al gas. Un episodio che sembrava destinato a esaurirsi in fretta si è rivelato invece un fenomeno persistente.

Le ricadute sull’inflazione europea non sono un dettaglio tecnico. I prezzi al consumo nell’area euro potrebbero arrivare vicino al 4% prima della fine dell’anno, un livello doppio rispetto al target ufficiale del 2%. Gli operatori danno già per scontati quattro ulteriori interventi sul costo del denaro, ciascuno da 25 punti base, prima della chiusura del 2027: si aggiungerebbero ai due aumenti decisi tra giugno e settembre.

Per chi vive in Italia l’effetto arriva su due fronti insieme. Bollette e pieni più cari finiscono dritti nell’indice dei prezzi al consumo, e questo rende più probabile una stretta monetaria proprio mentre i titoli di Stato scontano già il rialzo dei rendimenti americani sui Treasury. Un calo del greggio, va detto, non porta quasi mai un pieno più economico in tempi brevi: i margini con cui lavorano le raffinerie restano alti, motivo per cui conviene guardare il prezzo del gas quanto quello del petrolio quando si valuta l’impatto sulla bolletta di casa.

I mesi scorsi insegnano comunque a non dare per scontata nessuna direzione: a fine marzo il barile di Brent aveva sfiorato i 118 dollari salvo poi crollare sotto quota 80 dollari nel giro di alcune settimane. A raffreddare i prezzi nei prossimi giorni potrebbe contribuire anche il Pakistan, che secondo alcune fonti starebbe mediando fra Washington e Teheran in parallelo ai colloqui diretti fra Araghchi e Witkoff.

Chi ha un mutuo o guarda ai prossimi rinnovi dei conti deposito farebbe bene a tenere d’occhio il gas più delle singole giornate del petrolio: è quel dato, non il greggio, a orientare le prossime mosse della Bce sui tassi.

Dati e dichiarazioni riportati dall’Ufficio Studi di Money.it nell’articolo pubblicato giovedì 24 settembre 2026.