Eni ha ottenuto l’intera quota di partecipazione, il 100%, del blocco esplorativo Sapukala, nel bacino indonesiano di Kutei. L’assegnazione arriva nell’ambito della prima tornata di gare per licenze petrolifere che l’Indonesia ha bandito quest’anno, a cui il gruppo italiano ha partecipato dopo aver condotto uno studio insieme a un ateneo indonesiano, passaggio richiesto dalle regole locali prima di poter presentare un’offerta diretta.
Il blocco si trova al largo del Kalimantan Orientale, in un tratto di mare profondo tra i 1.000 e i 2.500 metri. Non è un’area sconosciuta per il gruppo italiano: confina con concessioni già gestite dalla società o dove Eni ha già una quota, e sta vicino allo sviluppo futuro del North Hub, il progetto vicino. Quest’ultimo è affidato a Searah, joint venture paritetica tra Eni e la malese Petronas: quattro giacimenti di gas e condensati, Geliga, Gula, Gehem e il vicino Geng North, che insieme, secondo la stima diffusa da Eni, custodiscono nel sottosuolo più di 14 Tcf (trilioni di piedi cubi) di gas e 800 Mbbls (milioni di barili) di olio.
Lo studio realizzato da Eni giudica l’area del nuovo blocco altamente promettente, un giudizio che pesa più della semplice assegnazione amministrativa perché arriva da un lavoro tecnico sul campo, non da una stima preliminare. A rafforzare questa valutazione ha contribuito una campagna di rilievi sismici ad alta risoluzione completata di recente dalla società, estesa anche a Sapukala: un lavoro pensato per accelerare le prossime fasi di analisi del sottosuolo, prima di un’eventuale perforazione, e che riduce il tempo necessario a capire se sotto quelle acque profonde ci sono davvero riserve sfruttabili.
L’operazione conferma come Eni costruisca da anni la propria presenza nel Sud-Est asiatico: aggiungere blocchi vicini a infrastrutture già proprie o già pianificate, invece di aprire fronti isolati. Il North Hub, a breve distanza dal nuovo blocco, potrebbe in teoria permettere di collegare eventuali scoperte future alla stessa rete di sviluppo, con un risparmio di tempo e di costi rispetto a un giacimento isolato.
Il comunicato diffuso giovedì 24 settembre non fissa un calendario per le prime attività sul blocco, né indica l’entità dell’investimento previsto. Restano da definire anche i passaggi tecnici successivi, come l’avvio delle trivellazioni, subordinato ai risultati della campagna sismica appena conclusa.
Per chi segue il titolo Eni in borsa, l’assegnazione da sola non cambia le stime di produzione dei prossimi trimestri: il valore di un blocco esplorativo si misura sui pozzi che verranno perforati, non sulla licenza ottenuta. Il prossimo segnale da monitorare è la pubblicazione del piano di esplorazione, che chiarirà tempi e cifre dell’investimento su Sapukala.
Notizia riportata da Wall Street Italia il giorno della pubblicazione, giovedì 24 settembre 2026.