La manovra per il 2027 mette 1,2 miliardi di euro sul fotovoltaico di piccola taglia, cioè gli impianti fino a 1 MW di potenza. A versare i fondi sarà il GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, con contributi a fondo perduto sul capitale investito che coprono al massimo il 40% della spesa ammessa. Lo riporta QuiFinanza, che cita i dettagli forniti da Il Sole 24 Ore.

Il governo può farlo perché Bruxelles ha concesso una clausola di salvaguardia sulla spesa per l’energia. Senza quella deroga europea, le risorse sarebbero entrate nel conto del deficit come qualunque altra uscita.

I soldi non arrivano subito. Il calendario parte dal 2028: 800 milioni per il 2028, poi 200 milioni nel 2029 e altri 200 milioni nel 2030. Chi pensa a un impianto nei prossimi mesi non troverà quindi un assegno pronto.

Manca anche il regolamento. Un decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, scritto d’intesa con il Mef, dovrà arrivare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge. Fino ad allora non si sa con quali strumenti verranno assegnati i contributi né quali soglie di accesso varranno.

Il perimetro si ricava invece dal FerX, il decreto sull’incentivazione delle rinnovabili “mature” gestita dal GSE, in vigore dal 7 agosto. Per il fotovoltaico, l’eolico e l’idroelettrico, le regole cambiano con la potenza. Gli impianti fino a 1 MW hanno accesso diretto al meccanismo. Sopra quella soglia servono aste competitive.

Attenzione a un equivoco che il titolo di molte testate alimenta. I 1,2 miliardi sono pensati per le imprese che accedono al FerX, non per le famiglie. Per i privati la manovra non introduce un nuovo bonus: restano le detrazioni già in vigore.

Chi installa pannelli sulla prima casa recupera il 50% della spesa sull’Irpef, mentre per le seconde case e gli altri immobili la quota è del 36%. Il tetto di spesa agevolabile è di 96.000 euro per unità immobiliare. Nello sconto rientrano pannelli, posa e anche il progetto.

Il fotovoltaico è una voce dentro un capitolo più ampio. La manovra assegna 14 miliardi alla transizione energetica, e una parte riguarda gli edifici pubblici: per le scuole sono previsti 650 milioni, e 250 milioni per università, impianti sportivi, centri di ricerca e istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale, da spendere in pompe di calore e climatizzatori.

Un limite va detto: il vero peso dell’intervento dipenderà dal decreto attuativo. Una copertura massima del 40% non dice quanti progetti la otterranno, né con quale priorità.

Per un’impresa che valuta un impianto sotto 1 MW, la scadenza da segnare è quella dei 120 giorni dall’entrata in vigore della legge: prima di firmare un contratto conviene leggere il decreto, perché le condizioni di accesso ai contributi potrebbero escludere gli investimenti già avviati.

Secondo QuiFinanza, che a sua volta richiama Il Sole 24 Ore, la misura è prevista dalla manovra 2027 e la notizia è stata pubblicata il 1 novembre 2026.