Su quasi ogni altro fronte, quelle sigle non si trovano mai d’accordo. Sulla flat tax per i neo-residenti milionari, però, il Campo largo si presenta compatto contro un’unica misura: il regime introdotto nel 2017 dal governo Renzi, salito negli anni fino a 300.000 euro l’anno sui redditi maturati all’estero. Un rapporto Assonime citato da Panorama racconta però una versione diversa della norma. Nell’ultimo anno il regime ha attirato 2.500 beneficiari e ha generato per l’Italia un gettito in euro stimato attorno ai 5,3 miliardi.

Il meccanismo funziona così: chi trasferisce in Italia la residenza fiscale, dopo non essere stato residente nel nostro Paese per non meno di 9 dei 10 anni antecedenti il trasferimento, paga un’imposta forfettaria annua al posto delle aliquote ordinarie su dividendi, plusvalenze, interessi e redditi immobiliari esteri. All’imposta base si aggiungono 50.000 euro per ciascun familiare a carico, contro i 25.000 euro iniziali. Il regime esiste già in Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. L’Italia ha solo alzato la soglia negli anni, da 100.000 a 200.000 fino agli attuali 300.000 euro.

Secondo lo stesso rapporto Assonime, quattro iscritti su dieci risultano provenire dall’area di Londra. La fine del regime non-dom britannico, che ha reso tassabili anche i redditi esteri per chi vive nel Regno Unito, ha spinto manager e imprenditori a cercare un’alternativa fiscale in Europa. Milano concentra la maggioranza dei nuovi arrivi, il 52%, mentre Roma ne raccoglie il 17%. Le due città guidano quella competizione tra sistemi fiscali che Panorama descrive come concorrenza fiscale tra Stati, non come un’anomalia italiana.

Le proiezioni Assonime indicano che, se il trend prosegue, l’Italia potrebbe attrarre altri 7.000 neo-residenti entro il 2040, con un gettito in euro stimato in 38,4 miliardi. Una parte consistente arriva dal mattone. Circa un beneficiario su due ha comprato almeno un immobile, a un prezzo medio vicino ai 4 milioni di euro, per un totale che dal 2017 al 2025 supera i 4 miliardi. A questo si sommano le imposte sulle compravendite, l’Imu e l’Iva sulle ristrutturazioni.

Dem, M5s e Avs contestano soprattutto l’effetto sui prezzi delle case a Milano e Roma, dove l’arrivo di decine di acquirenti facoltosi nella stessa zona alimenta la percezione di una bolla a danno del ceto medio. Alessandro Borsetto, partner e responsabile tax advisory dello studio Lexia, ridimensiona la portata del fenomeno in un’intervista a Panorama. Descrive un effetto di trascinamento limitato, legato più allo squilibrio tra domanda e offerta in pochi quartieri esclusivi che a una dinamica di mercato generale: i neo-residenti comprano case da 20.000 a 25.000 euro al metro quadrato, e le transazioni restano poche rispetto al totale del mercato.

Per chi valuta una compravendita a Milano o Roma nei prossimi mesi, il dato utile non è la polemica politica sul regime, ma il numero di nuovi arrivi che Assonime pubblica ogni anno: è quello a stabilire se la pressione sui prezzi nei quartieri più esclusivi resta un fenomeno di nicchia o si allarga al resto del mercato.

Dati e dichiarazioni riportati da Panorama il 26 luglio 2026, sulla base del rapporto Assonime e di un’intervista ad Alessandro Borsetto dello studio Lexia.