Stéphane Boujnah, il numero uno di Euronext, la società che controlla Borsa Italiana, ha riaperto alla possibilità di un’operazione con Deutsche Börse, il gruppo che gestisce la Borsa di Francoforte. Appena quattro mesi fa, il 21 maggio, di fronte al Parlamento italiano, aveva escluso un’intesa del genere nel breve periodo.

Il cambio di rotta è arrivato lunedì 14 settembre, in un’intervista ripresa da QuiFinanza, in cui Boujnah ha indicato la fusione tra le due Borse come una mossa che avrebbe senso per l’Europa. Deutsche Börse ha smentito che siano già partite trattative: nessuna offerta, nessun negoziato, nessuna intesa, ha precisato la società tedesca.

Il mercato ha reagito comunque. Lunedì il titolo Euronext ha chiuso in rialzo del 2,1%, Deutsche Börse del 2,9%, e il London Stock Exchange, la Borsa di Londra, è salito del 3,8%, mentre il resto delle piazze europee restava indietro.

Per Milano la posta in gioco supera il semplice andamento di un titolo. Nel 2021 il gruppo francese ha comprato Borsa Italiana, versando al London Stock Exchange 4,3 miliardi di euro, insieme a Mts, la piattaforma su cui si scambiano i titoli di Stato italiani. Chi controlla queste infrastrutture decide investimenti tecnologici, tariffe e priorità: non basta essere azionisti, serve anche avere voce in capitolo sulle scelte.

Tra gli azionisti italiani, Cassa Depositi e Prestiti ha una quota vicina all’8,1% di Euronext, identica a quella in mano al fondo francese Caisse des Dépôts, mentre Intesa Sanpaolo ne possiede circa l’1,55%. Deutsche Börse vale sul mercato quasi 50 miliardi di euro, il triplo abbondante dei 16 miliardi circa di Euronext: uno squilibrio che renderebbe centrale la distribuzione delle quote in un eventuale gruppo unico.

Non è la prima volta che le due Borse ci provano. Nel 2012 Bruxelles vietò il progetto di fusione tra Deutsche Börse e la vecchia NYSE Euronext, e cinque anni dopo bloccò anche il tentativo tra la Borsa tedesca e quella di Londra, temendo che il nuovo gruppo diventasse troppo dominante. In questa fase Bruxelles sembra più aperta a favorire operatori continentali di grandi dimensioni, ma i governi di Francia, Germania e Italia pretenderebbero comunque garanzie sulle rispettive sedi e sul peso decisionale.

Per chi ha azioni italiane in portafoglio, nulla cambia nell’immediato: i titoli restano dove sono e la tassazione non si tocca. Il segnale da seguire è se nelle prossime settimane arriveranno colloqui ufficiali tra i due gruppi. Solo allora si capirà se Milano manterrà un ruolo da protagonista nelle infrastrutture che reggono risparmio e debito pubblico, o se dovrà accontentarsi di una parte minore in un gruppo molto più grande.

Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia martedì 15 settembre a firma di Donatella Maisto, il caso resta aperto in attesa di sviluppi ufficiali.