Dal 27 settembre 2026 le aziende che vendono nei supermercati italiani non potranno più stampare in etichetta parole come “eco” o “green” senza portare una prova concreta a sostegno. La norma recepisce una direttiva europea pensata per bloccare le dichiarazioni ambientali vaghe usate come leva di marketing, e riguarda milioni di confezioni già oggi sugli scaffali. Le aziende hanno poche settimane per rivedere il modo in cui comunicano la sostenibilità dei loro prodotti.

Il termine al centro della norma è il greenwashing: la pratica con cui un’azienda si presenta più sostenibile di quanto sia realmente, sfruttando il fatto che l’attenzione all’ambiente pesa sempre di più nella scelta di acquisto di chi fa la spesa. Più cresce quel peso, più cresce anche la tentazione di esagerare sulle confezioni senza avere i dati per sostenerlo.

Per chi fa la spesa il cambiamento è diretto. Un simbolo verde su una confezione dovrà appoggiarsi a una certificazione riconosciuta o a un ente pubblico, non bastare più un logo disegnato dall’azienda stessa. Dovranno sparire anche le formule che promettono un prodotto a impatto climatico neutro basandosi solo sull’acquisto di crediti di compensazione delle emissioni, una scorciatoia oggi diffusa e mai vietata in modo esplicito.

La misura nasce dalla direttiva europea 2024/825, del febbraio 2024, che rafforza la tutela ambientale dei consumatori e tocca anche la trasparenza su durata e riparabilità dei prodotti. Il decreto legislativo con cui l’Italia ha recepito la norma porta la data del 20 febbraio 2026 e conferma la stessa scadenza fissata a Bruxelles.

Sulle confezioni cambiano in pratica tre cose:

  • le dichiarazioni ambientali generiche dovranno appoggiarsi a dati verificabili invece che a slogan
  • la legge continuerà a garantire due anni di copertura minima, ma imporrà di scriverlo in modo più leggibile, insieme alla garanzia commerciale aggiuntiva quando offerta
  • i prodotti con componenti digitali dovranno segnalare se e per quanto tempo un aggiornamento software può ridurne le prestazioni

Il testo non fissa sanzioni uguali in tutta l’Unione europea. Ogni Stato applicherà le proprie regole di controllo, e sarà quel dettaglio a decidere se il cambiamento sarà visibile sugli scaffali già a fine anno o si vedrà solo nei prossimi cicli di packaging delle aziende.

Chi fa la spesa troverà il primo segnale del cambiamento nei prossimi mesi, quando i marchi dovranno rimuovere o riformulare le diciture che non riescono a documentare. Conviene guardare con più attenzione proprio le etichette che oggi sembrano più rassicuranti, perché saranno le prime a dover cambiare.

Secondo quanto riportato da Money.it in un articolo di Simone Micocci pubblicato l’11 agosto 2026, la nuova disciplina entra in vigore il 27 settembre.