Un ETF quotato può pagare i propri soci senza avere utili da distribuire: basta vendere pezzi dell’asset che tiene in pancia. È esattamente il meccanismo dietro TDOT, l’ETF Polkadot gestito da 21Shares. Nell’ultimo trimestre ha bruciato 4,52 dollari di riserve per ciascun dollaro versato ai soci come rendimento da staking. È il rapporto peggiore tra tutti i fondi crypto che distribuiscono un premio simile. Lo riporta Cryptonomist, che ha esaminato i dati del trimestre.

Il funzionamento spiega il numero. Chi possiede quote di TDOT non riceve mai i token DOT guadagnati dallo staking della rete: il fondo li rivende sul mercato e gira solo il ricavato in contanti. Nel trimestre il gestore ha ceduto quasi centomila DOT, ottenendo poco più di centomila dollari da versare ai soci. Quella cessione, però, ha fissato una perdita superiore a quattro volte l’incasso, perché il token era stato acquistato a un prezzo molto più alto di quello a cui è stato liquidato.

DOT, il token nativo di Polkadot, spiega perché il conto è così salato. Nel secondo trimestre del 2026 ha perso oltre un terzo del proprio valore, e negli ultimi dodici mesi il calo supera i tre quarti del prezzo di partenza. Le quote di TDOT hanno seguito la stessa china, scendendo da poco meno di 15 dollari a meno di 10. Chi ha incassato entrambe le cedole trimestrali ha ricevuto in totale meno di 15 centesimi per azione, una cifra minima rispetto al calo del valore delle quote nello stesso periodo.

Il paragone con gli altri fondi che pagano rendimenti da staking mette il caso in prospettiva. Nessuno dei prodotti concorrenti, che spaziano da Solana a Sui fino all’ether messo in staking, si avvicina al rapporto di perdita registrato da TDOT. Tutti restano sotto la soglia di un dollaro bruciato per ogni dollaro versato. Il divario non nasce dal meccanismo di distribuzione, comune all’intera categoria. Nasce dalla combinazione tra un prezzo del token che continua a scendere e una rete che fatica a trovare domanda reale. Il capitale complessivamente impegnato nelle applicazioni costruite sopra la rete non arriva a 100 milioni di dollari, un valore minimo rispetto alle ambizioni con cui il progetto era partito.

Le uscite dei sottoscrittori hanno aggravato il conto trimestrale. Chi ha chiesto il rimborso delle proprie quote ha costretto il fondo a realizzare quasi due milioni di dollari di ulteriori perdite, mentre la vendita di token per coprire la commissione dello sponsor ne ha bruciati altre poche centinaia di migliaia. Sommando ogni voce, le perdite realizzate nel trimestre superano i due milioni e mezzo di dollari.

Il quadro competitivo attorno a questi prodotti si sta restringendo invece di allargarsi. Grayscale ha ritirato a inizio agosto la richiesta per lanciare un proprio fondo su Polkadot, insieme a quelle pensate per Cardano ed Hedera, prima ancora che una sola quota di uno dei tre prodotti venisse collocata sul mercato. La società non ha spiegato il motivo della scelta, limitandosi a dire che non intende più portare avanti i lanci previsti.

21Shares, l’emittente che ha lanciato TDOT e che oggi fa capo al broker crypto FalconX dopo un’acquisizione chiusa lo scorso autunno, non è entrata nel merito oltre ai numeri contenuti nel rapporto trimestrale firmato dai suoi vertici. Per chi ha quote del fondo o sta valutando di comprarne, il segnale da tenere d’occhio nei prossimi rendiconti non è il payout in sé. Conta quanto DOT resta ancora da vendere per sostenerlo: è quella riserva a decidere se e quando la cedola dovrà ridursi.

Dati e cifre riportati da Cryptonomist in un articolo pubblicato il 17 agosto 2026.