Venerdì 23 ottobre ENI ha presentato i risultati del terzo trimestre e dei primi nove mesi, e il titolo è schizzato al primo posto del listino Ftse Mib. Il rialzo è del 4,55%, a 27,315 euro, spinto da utili in forte crescita e da una cedola straordinaria per chi possiede le azioni.
Money.it riporta che nel solo terzo trimestre l’utile netto adjusted, cioè depurato dalle voci straordinarie, è cresciuto del 125% e ha raggiunto 2,8 miliardi di euro. Sull’arco dei nove mesi il risultato netto rettificato sale del 70% rispetto allo stesso periodo del 2025, fino a 6,4 miliardi. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha beneficiato quest’anno della corsa dei prezzi di petrolio e gas.
Il secondo capitolo riguarda le previsioni per l’intero 2026, ritoccate in più direzioni. La produzione di petrolio e gas, a perimetro omogeneo, dovrebbe crescere tra il 6 e il 7%. La divisione Global Gas & LNG punta a un EBIT proforma adjusted di circa 1,5 miliardi, il 50% in più della stima iniziale. Enilive, che si occupa di raffinazione e carburanti, prevede un EBITDA di 1,4 miliardi, circa il 30% sopra il piano di partenza. Plenitude, il ramo delle rinnovabili, indica un EBITDA di circa 1,2 miliardi.
Anche la transizione energetica ha numeri più alti. A fine anno la capacità rinnovabile installata dovrebbe arrivare a 6,5 GW, con altri 1,2 GW in costruzione. La bioraffinazione sale a 1,65 MTPA (milioni di tonnellate all’anno), a cui si sommano altri 0,5 MTPA, con la fine dei lavori meccanici prevista entro dicembre.
Per gli azionisti la parte più concreta è la remunerazione. ENI ha deciso un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, che vale 1,3 miliardi in totale, e ha portato il programma di riacquisto di azioni proprie a 3,8 miliardi. Equita SIM calcola per il 2026 un ritorno complessivo agli azionisti intorno a 8,5 miliardi, sommando cedole ordinarie, extra e buyback. Per gli analisti il merito va alla raffinazione, a Enilive e alla crescita dell’estrazione, con l’indebitamento ai minimi storici.
Descalzi ha parlato di risultati eccellenti. Nel trimestre la produzione organica è aumentata del 7%, e da inizio anno le esplorazioni hanno individuato nuove risorse per 1,23 miliardi di barili, ben oltre l’obiettivo di budget. Sono giudizi dell’azienda stessa e vanno letti così, dato che nessun controllo indipendente li accompagna.
Resta il tema del prezzo. Le azioni ENI hanno guadagnato oltre il 16,5% in un mese, quasi il 19% in sei mesi e più dell’80% in dodici. Equita ha un giudizio positivo e un prezzo obiettivo di 29 euro, un margine di circa il 6,3% rispetto alle quotazioni. Il consenso degli analisti indica 27,71 euro, già quasi raggiunto, mentre il target più alto lascia spazio a un +17,3%.
La lettura è questa: dopo un anno di rialzi, buona parte della notizia sembra già nel prezzo, e l’ulteriore spazio dipende da petrolio e gas, che sostengono i conti. Chi pensa di entrare ora dovrebbe guardare ai prezzi dell’energia nei prossimi mesi, più che alla cedola extra.
Secondo Money.it, che ha riportato la notizia il 23 ottobre 2026 sulla base dei risultati diffusi da ENI e dei commenti di Equita SIM.