Eni pubblicherà venerdì 23 ottobre i risultati del terzo trimestre e del periodo gennaio-settembre 2026. Non ci sono ancora numeri ufficiali: tutte le cifre che circolano sono previsioni degli analisti, riportate da Forbes Italia nella giornata di mercoledì 21 ottobre.
Il contesto aiuta il gruppo. Le tensioni geopolitiche hanno fatto salire i prezzi di petrolio e gas, e il settore energetico europeo ne ha tratto vantaggio. Barclays, nel suo ultimo rapporto sul comparto, scrive che il 2026 potrebbe entrare tra le annate migliori degli ultimi tempi. La banca britannica stima inoltre un rendimento sul capitale investito (il RoCE) vicino al 20% per le società del settore, quasi il doppio di un anno fa.
Per Eni, Barclays vede sull’intero 2026 un utile netto adjusted dell’ordine di 8,779 miliardi, espresso in euro. L’anno scorso il dato era 4,989 miliardi. Per il 2027 la stima sale ancora, a 10,251 miliardi. Sono proiezioni di una banca d’investimento, non risultati certificati, e dipendono da margini di raffinazione e prezzi del gas che restano molto volatili.
Sul terzo trimestre il consenso degli analisti stima 5,69 miliardi per l’utile operativo adjusted proforma e 2,48 miliardi per quello netto. Equita Sim, nella sua anteprima, indica per l’utile netto una crescita del 99% sul trimestre dello scorso anno. Pesa anche il contributo maggiore che arriva dalle partecipazioni e dalle attività satellite.
Contano però di più due numeri sulla cassa. La cassa generata dalla gestione, al lordo del capitale circolante, dovrebbe toccare 4,30 miliardi. Sulla produzione upstream, cioè di petrolio e gas, si guarda a quota 1,81 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno. Da questi dati si capirà se il gruppo regge il proprio ritmo operativo e continua a produrre liquidità.
Qui si apre la questione che interessa a chi ha il titolo in portafoglio. Per il 2026 la guidance di Eni sulla cassa operativa adjusted vale 15 miliardi di euro. Il calcolo usa un Brent ipotizzato a quota 85 dollari il barile e un gas a 50 euro per megawattora. Equita ritiene che quell’obiettivo sia prudente, perché i prezzi di mercato potrebbero risultare migliori. Per questo non esclude un dividendo straordinario di circa 1 miliardo, forse pagabile entro fine anno, e un ritocco del piano di riacquisto di azioni proprie, oggi di 3,4 miliardi. Si tratta di ipotesi di Equita: Eni non ha annunciato nulla.
Barclays, da parte sua, conferma il giudizio overweight, cioè favorevole, con un prezzo obiettivo di 32 euro. Cita tre punti di forza: la crescita dell’upstream, il miglioramento del gas e l’espansione dei biocarburanti, aiutata dalle materie prime che arrivano dall’Africa a prezzi favorevoli. Gli analisti vedono anche la possibilità che il mercato rivaluti il dividendo.
Gli investitori ascolteranno anche le mosse sul portafoglio. Il 12 ottobre Eni ha firmato due accordi vincolanti per vendere a Pertamina e a Medco partecipazioni di minoranza del 10% su attività in Indonesia gestite da Searah, società alla pari con Petronas. A fine giugno ha invece firmato l’ingresso, con il 32%, in tre blocchi upstream di Vaca Muerta, in Argentina, dentro un progetto di gas naturale liquefatto con i partner Ypf e Xrg. Sulla diversificazione, infine, ci si aspetta chiarimenti su Enilive, la società dei biocarburanti.
Chi segue il titolo dovrebbe guardare venerdì tre cose: la guidance sulla cassa, l’eventuale cedola straordinaria e il programma di riacquisto. Se le previsioni troveranno conferma, il dividendo sarà il primo punto da verificare.
Forbes Italia, articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026.