Concentrare i consumi elettrici nelle ore centrali della giornata, quando l’energia costa meno, avrebbe permesso di risparmiare quasi il 69% della spesa nel primo quadrimestre del 2026, pagando fino a 59 euro in meno per megawattora nelle ore coinvolte. Lo calcola Flexit, l’associazione italiana appena costituita e legata al gruppo europeo SmartEn, che mette insieme retailer, aggregatori e aziende tecnologiche del comparto energetico: tra i soci figurano Octopus Energy, Ariston, Enel, Ntt Data ed Energy Pool.
Il Sole 24 Ore riporta oggi che il prezzo dell’elettricità all’ingrosso, misurato dal Pun Index del Gme, ha raggiunto 224 euro al MWh: un valore che mancava dal dicembre 2022. Michael Villa (che è anche direttore generale di SmartEn) guida l’associazione come presidente e segnala la necessità di sbloccare subito questo margine, in una fase in cui famiglie e imprese cercano modi rapidi per abbassare la bolletta energetica.
La flessibilità della domanda, o demand-side flexibility, indica la capacità dei consumatori di adattare il proprio uso di elettricità in risposta a segnali di mercato, da soli o attraverso operatori come retailer e aggregatori. Chi adotta questo approccio viene chiamato flexumer, un’estensione del termine prosumer, usato per chi produce e consuma energia con un impianto fotovoltaico proprio.
Il vantaggio immediato per un flexumer è economico: sfruttando tariffe elettriche dinamiche, legate al prezzo orario, si può tagliare la propria bolletta spostando i consumi verso le fasce più economiche della giornata. Quell’effetto si amplifica se il taglio dei consumi diventa collettivo e riguarda molti utenti insieme. Tagliare da 2 a 5 gigawatt di domanda nello stesso momento, una quota tra il 5 e il 10% dei consumi elettrici italiani, potrebbe far scendere di 30-50 euro per megawattora il costo dell’energia comprata sui mercati all’ingrosso nelle fasce orarie coinvolte: un calo compreso tra il 10% e il 30%.
La stessa logica riduce anche il curtailment, lo stop imposto agli impianti rinnovabili quando la domanda non basta ad assorbire l’energia prodotta in quel momento. Il fenomeno è salito nel 2025, anche se in Italia resta contenuto: l’anno scorso sono stati fermati 640 gigawattora di eolico, su 21 terawattora complessivi generati, e 162 gigawattora di fotovoltaico, su una produzione totale di 44 terawattora.
Per chi ha già un contratto a tariffa dinamica, il margine di risparmio dipende soprattutto dalla capacità di spostare elettrodomestici e ricariche verso le ore più economiche della giornata. Per le imprese energivore, il punto da seguire nei prossimi mesi è quanto in fretta i grandi aggregatori riusciranno a mettere insieme volumi di flessibilità sufficienti a incidere davvero sul prezzo all’ingrosso, prima che l’inverno riporti la domanda elettrica ai livelli più alti dell’anno.
Dati e dichiarazioni ripresi da un articolo di Sara Deganello su Il Sole 24 Ore, pubblicato l’8 settembre 2026.