Lunedì 19 ottobre i mercati hanno presentato il conto dei disordini di sabato e domenica, ma Parigi paga più di Milano. Secondo Money.it, a metà pomeriggio il titolo francese a dieci anni rendeva il 4,88%. Il BTP era al 4,55%, il Bund tedesco al 3,43%.

Le piazze, però, non hanno creato la tensione: l’hanno aggravata. In Francia la protesta di sabato contro il caro vita, animata da studenti e dai gilet gialli, ha prodotto incendi e saccheggi ai margini dei cortei, con circa 1.200 fermi. A Milano la manifestazione si è trasformata in scontri attorno a piazza Duomo. In questura sono finite 271 persone, 220 delle quali minorenni.

Il divario con la Germania racconta la differenza tra i due Paesi. Lo spread dei titoli francesi sul Bund è arrivato a 143-145 punti base, mentre quello del BTP sta tra 110 e 112. Che Parigi finanzi il debito a un costo superiore all’Italia non è una novità: il titolo francese a dieci anni era arrivato al 4,92% già il 7 ottobre, davanti ai titoli italiani.

Pesano soprattutto i bilanci dello Stato. L’esecutivo guidato da Sébastien Lecornu stima per il 2026 un disavanzo del 5,4% del Pil e vuole scendere al 5% l’anno dopo, grazie a una manovra da 54 miliardi circa. Lo stesso premier avverte che, senza correzioni, il deficit si avvicinerebbe al 6,5%. Sul debito pesa un 119% del Pil. In più, in Parlamento il governo non ha una maggioranza netta e in primavera 2027 si vota per le presidenziali.

L’Italia non è al riparo. Il BTP decennale ha guadagnato 8 punti base e si avvicina ai livelli più alti da tre anni. Il rialzo, però, riguarda tutta l’Europa: contano i timori sull’inflazione, la scommessa su tassi maggiori e le preoccupazioni per i debiti pubblici. Sui titoli italiani incide soprattutto il petrolio. Le proteste aggiungono un elemento, ma non sono il motore principale.

A Piazza Affari la giornata è stata pesante. Verso le 13

l’indice FTSE MIB cedeva l’1,48%, scendendo a 49.121 punti, mentre Parigi perdeva l’1,51% e Madrid l’1,55%. Le banche italiane hanno in portafoglio molti titoli di Stato. Se i rendimenti salgono, i prezzi dei BTP calano e quel valore si assottiglia. Il mercato anticipa l’effetto e vende le azioni degli istituti.

Lo spread, tuttavia, non spiega tutto. Banco BPM cede il 3,37%, anche dopo il taglio del prezzo obiettivo deciso da Jefferies. UniCredit ha lasciato sul terreno il 2,51%. Intesa Sanpaolo e Bper sono scese di circa il 2%. Stellantis ha chiuso peggio di tutti, con un calo del 4,18%, dopo che Equita ha abbassato le proprie stime 2026.

Chi investe ha tre date da segnare:

  • 23 ottobre: Moody’s rivede il giudizio sulla Francia, ora Aa3 con outlook negativo. Quel giorno si chiude anche il collocamento dei BTP Valore.
  • 27 ottobre: il Ministero dei Trasporti vede alle 16 gli autotrasportatori, che vogliono sbloccare il credito d’imposta sul gasolio (circa 434 milioni) e minacciano uno stop nazionale. Alle 17 i sindacati dell’ex Ilva sono attesi a Palazzo Chigi.
  • 29 ottobre: si riunisce la BCE, che a settembre ha alzato i tassi.

I nuovi BTP Valore sono due titoli a cinque anni. Il primo paga cedole trimestrali che crescono: 3,70% per i primi due anni, 4,10% per il terzo e il quarto, 4,70% per l’ultimo. Il secondo prevede un’unica cedola, minima, del 22,25% alla scadenza. Le percentuali annunciate sono un pavimento: a fine collocamento il Tesoro può solo confermarle o alzarle.

Per ora il mercato distingue, e il conto più alto lo paga Parigi. Il giudizio di Moody’s del 23 ottobre sulla Francia è la prima data da guardare.

Secondo Money.it, che ha pubblicato l’analisi di Tommaso Scarpellini il 19 ottobre 2026, i dati si riferiscono alla seduta di lunedì 19 ottobre.