L’Italia migliora nel digitale, ma gli altri Paesi europei vanno più veloci. Nell’I-Com Ultrabroadband Index 2026, riportato da Il Sole 24 Ore, il punteggio italiano passa da 50 a 55 punti. Il quadro che emerge ha due facce: le infrastrutture reggono, le persone e le piccole imprese restano indietro.
Le reti sono il punto di forza. Il 5G raggiunge il 99,8% delle famiglie, mentre la media europea sta al 96,8%. Il dato va letto con cautela: l’indice non distingue il 5G “standalone”, cioè quello vero e proprio, da quello appoggiato alle vecchie reti.
Sulla rete fissa la fibra che arriva fino a casa copre il 77,6% delle famiglie italiane, contro il 74,1% dell’Unione europea. Considerando però tutte le reti a capacità altissima, il Paese ha un distacco di quasi otto punti dall’Europa. La distanza cresce nelle aree rurali. Rispetto al 2023 il ritardo si è ridotto parecchio, ma la fibra deve ancora entrare nelle zone meno dense.
Corrono anche le aziende. Il 68,1% di esse usa servizi cloud, mentre in Europa la quota si ferma al 46,7%. L’intelligenza artificiale raddoppia in dodici mesi, dall’8,2% al 16,4% delle aziende, ma l’adozione europea ha già toccato il 20%.
Dentro il dato italiano c’è una spaccatura. L’AI è usata dal 53,1% delle grandi aziende e solo dal 15,7% delle PMI. Sono 37,4 punti di distanza, più di quanti ce ne fossero nel 2024. Il divario si allarga proprio mentre cresce la spinta a portare le tecnologie avanzate dentro i processi produttivi. Per una piccola impresa, questo significa partire dietro su strumenti che i concorrenti più grandi già usano.
Secondo il rapporto, l’ostacolo più duro da rimuovere riguarda le competenze. I cittadini con capacità digitali almeno di base salgono al 54,3%, cioè 8,5 punti in più rispetto al 2023. Il distacco dalla media europea scende così a 6,1 punti.
La proiezione di I-Com, però, è severa. Nel 2030 la quota arriverebbe al 63,5%, a 16,5 punti dall’obiettivo. Quell’obiettivo, l’80% della popolazione, verrebbe centrato soltanto nel 2039.
Il nodo più critico sono gli specialisti Ict. Questi profili sono il 3,8% degli occupati, meno del 4,0% del 2024 e dal 4,1% del 2023. La tabella di marcia nazionale indica l’8,4%, mentre la media europea sta al 5%. Le donne sono il 16,6% di questi specialisti, sotto il 19,5% registrato nell’Unione.
Se il passo resta quello degli ultimi anni, l’obiettivo sugli specialisti Ict arriverebbe nel 2116. È una proiezione lineare e va presa come tale, ma dice quanto sia lontana la meta. Le reti si possono posare in pochi anni con gli investimenti. Formare personale richiede molto più tempo.
Il numero da seguire nelle prossime edizioni dell’indice è la quota di specialisti Ict sugli occupati: se continua a scendere, il vantaggio costruito sulle reti perde valore.
Dati dell’I-Com Ultrabroadband Index 2026, riportati da Il Sole 24 Ore (articolo di Andrea Biondi) il 27 ottobre 2026.