Il governo ha varato martedì 20 ottobre un decreto-legge sulla sicurezza pubblica che crea un nuovo reato per chi usa violenza durante le manifestazioni. Il testo, di otto articoli, arriva dopo gli scontri del fine settimana a Milano, Torino e Bologna, che hanno portato a circa 330 fermi, in gran parte di minorenni. Lo riporta Money.it.

Giorgia Meloni, premier, ha parlato di quasi 200 agenti feriti. Per Confcommercio i danni a Milano valgono circa un milione di euro. Per Palazzo Chigi si tratta del secondo intervento dell’anno sull’ordine pubblico, dopo il decreto n. 23/2026.

Il reato nuovo non colpisce chi sfila pacificamente, nemmeno se nello stesso corteo altri commettono violenze. Scatta per chi appartiene a un gruppo organizzato, formato da cinque persone o più, che usa o lancia mazze, bastoni oppure ordigni esplosivi, e mette in pericolo concreto l’incolumità altrui. Basta il pericolo: non servono feriti né danni.

La pena minima è due anni di reclusione, il massimo cinque, con una multa tra 10.000 e 20.000 euro. Se il responsabile ha il volto coperto, o se colpisce infrastrutture energetiche e di servizio pubblico, la pena cresce di un terzo fino alla metà. Chi organizza o promuove il gruppo, anche sui social, rischia una condanna che parte da quattro anni e arriva a dodici.

Prima del decreto le violenze di piazza erano già punite, ma con reati separati. Chi resiste a un pubblico ufficiale rischia fino a cinque anni (il minimo è sei mesi), mentre per devastazione e saccheggio si va da otto a quindici anni. La novità sta nel punire l’azione violenta del gruppo in quanto tale.

Cambiano anche gli strumenti di polizia. L’arresto in flagranza differita, facoltativo, permette di fermare il responsabile dopo i fatti se video o foto lo identificano con certezza, e ora vale pure per i minorenni. Il fermo preventivo, trattenimento fino a 12 ore previsto già dal decreto n. 23/2026, si estende ai luoghi molto affollati come la movida e ai minori in presenza di pericolo concreto.

Il capitolo più discusso riguarda i ragazzi tra 14 e 18 anni. Il giudice non dovrà più verificare ogni volta se il minore capisse le conseguenze di ciò che faceva: la capacità si presume, salvo prova contraria, come per gli adulti. La custodia cautelare diventa possibile anche per i minorenni accusati di danneggiamento di gruppo o della nuova violenza organizzata.

I genitori entrano in gioco con due strumenti. Se un minore partecipa ai fatti, pure al di sotto dei 14 anni, il prefetto può multare chi ne ha la responsabilità genitoriale: tra 500 e 1.000 euro, il doppio in caso di recidiva. I genitori non pagano se provano di non essere riusciti a evitare l’episodio. Quando vengono rovinati cassonetti, pensiline o mezzi pubblici, il prefetto può ordinare il risarcimento, con un anticipo che spetta ai genitori. I privati con vetrine o auto rovinate potranno chiedere un decreto ingiuntivo.

A Milano l’operazione Strade sicure riceve 500 militari in più, con scadenza al 31 dicembre 2026 e una spesa stimata di 4,7 milioni di euro circa. Faranno vigilanza. Crosetto, ministro della Difesa, aveva chiesto per loro poteri di polizia giudiziaria, ma la norma è caduta dopo le obiezioni di Quirinale, Viminale e sindacati di polizia.

Le norme scattano con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e riguardano solo i fatti successivi: per i disordini di sabato e domenica restano valide le vecchie regole. Il Parlamento ha 60 giorni per convertirlo e può cambiarlo. Chi segue il dossier deve guardare quel passaggio, perché l’imputabilità dei minori e la sanzione ai genitori sono i punti più esposti a modifiche.

Secondo Money.it, che ha pubblicato la sintesi del decreto mercoledì 21 ottobre 2026.