Il grosso dei rimborsi legati ai dazi statunitensi è già arrivato alle aziende importatrici. I consumatori che quei rincari li hanno pagati alla cassa, invece, sono ancora fermi ad aspettare. Un documento presentato martedì a una corte specializzata in commercio internazionale, negli Stati Uniti, certifica che entro fine luglio il Tesoro americano aveva già distribuito quasi 100 miliardi di dollari agli importatori autorizzati. Il totale raccolto con i dazi imposti tramite l’IEEPA, la legge federale bocciata dalla Corte Suprema lo scorso febbraio, sfiora i 166 miliardi di dollari. Quanto distribuito finora corrisponde a circa il 60% di quella somma.
A ricostruire la vicenda è Fortune, che ha esaminato gli atti giudiziari legati al caso. L’impazienza dei consumatori sta arrivando nei tribunali. Una residente di New York, Tyasia Johns, ha portato in tribunale Five Below il mese scorso. Secondo la causa, la catena di discount avrebbe scaricato il costo dei dazi sui prezzi in negozio, senza poi restituire quella somma a chi l’ha effettivamente pagata.
Nel 2025 le vendite nette di Five Below hanno raggiunto quota 4,76 miliardi di dollari, un balzo del 22,9% che secondo la causa sarebbe legato proprio ai prezzi più alti scaricati sui clienti. La denuncia contesta inoltre che l’azienda non abbia mai chiarito se abbia richiesto o incassato i rimborsi doganali, né se intenda girarli ai consumatori. Il ricorso chiede un risarcimento per i danni subiti dagli acquirenti coinvolti, senza però quantificare né il numero dei ricorrenti né l’importo richiesto. Five Below non ha ancora replicato alle domande di Fortune.
A maggio è toccato a Sony. Alcuni clienti hanno fatto causa al produttore di PlayStation, accusando l’azienda di aver guadagnato due volte sugli stessi dazi: prima alzando i prezzi delle console per assorbirne il costo, poi incassando il rimborso di quelle stesse imposte dal governo americano. La settimana scorsa Sony ha comunicato un utile operativo in crescita del 37% su base annua, spinto soprattutto da 80 miliardi di yen, circa 507,7 milioni di dollari, arrivati come rimborsi doganali. Anche in questo caso l’azienda non ha chiarito se intenda girare parte di quei soldi ai clienti.
Che i rimborsi finiscano anche alle famiglie resta un’ipotesi aperta da quando, a febbraio, la Corte Suprema ha bocciato l’IEEPA. A prevedere il contrario, all’epoca, fu il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent: per lui quei fondi sarebbero diventati la forma più estrema di sostegno alle imprese, un “welfare aziendale” senza equivalente per chi acquista. I segnali restano contrastanti. Diversi studi indicano che gran parte del peso dei dazi è ricaduto su importatori e clienti finali, e marchi come Nike, Walmart e Abercrombie & Fitch hanno alzato i listini proprio per quella ragione nell’ultimo anno.
Alcune aziende hanno scelto la strada opposta. Amazon ha incassato una parte consistente dei rimborsi legati ai dazi. Brian Olsavsky, direttore finanziario di Amazon, ha reso noto la scorsa settimana che il gruppo emetterà rimborsi automatici ai clienti, ma li limiterà a poche situazioni specifiche. Nella gran parte dei casi, ha spiegato Olsavsky, l’azienda ha scelto di assorbire l’aumento dei costi piuttosto che scaricarlo sui prezzi. Amazon segue così FedEx e UPS, che avevano già promesso di restituire quanto incassato con i rimborsi doganali. A maggio, però, un gruppo di clienti ha fatto causa comunque ad Amazon, accusandola di aver aspettato apposta prima di chiedere i rimborsi per non scontentare l’amministrazione Trump.
Nintendo non ci sta. Rispondendo a una causa collettiva avviata ad aprile, l’azienda ha scritto in una memoria del mese scorso che non girerà ai clienti i rimborsi doganali legati alla console Switch 2. Secondo Nintendo, quella spesa rappresenta semplicemente il prezzo che gli acquirenti hanno accettato di pagare per un prodotto ricevuto per intero.
Per chi ha in portafoglio titoli retail o tecnologici americani, il segnale da seguire non è più la sentenza della Corte Suprema, ormai acquisita, ma l’esito di queste cause. Se i giudici daranno ragione ai consumatori, i prossimi bilanci di Five Below, Sony e Amazon potrebbero includere accantonamenti che oggi il mercato non sta ancora prezzando.
Ricostruzione e dati citati da Fortune Italia, pubblicati il 6 agosto 2026.