Le domande presentate per allacciare nuovi data center alla rete elettrica italiana hanno raggiunto quota 95,38 gigawatt. Lo riporta Fortune Italia, citando gli ultimi dati diffusi da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale. Il numero segna un’accelerazione netta rispetto ad appena tre anni fa: nel 2021 le domande si fermavano a 1 gigawatt, nel 2023 erano salite a 5,40 gigawatt e nel 2024 avevano toccato 31,28 gigawatt.

Il totale delle domande arrivate a Terna sale a 531, di cui 300 presentate solo dall’inizio del 2026: insieme valgono 58,7 gigawatt di potenza. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l’aumento è del 48,2%: tra gennaio e agosto 2025 le domande erano appena 215, con 39,6 gigawatt in tutto.

La regione più coinvolta è la Lombardia, che da sola conta 290 domande per 46 gigawatt di potenza, concentrate soprattutto nell’area di Milano. Dietro, nell’ordine, si posizionano Lazio, Piemonte e Puglia.

Ma la fase avanzata dell’iter, quella più vicina alla realizzazione effettiva, riguarda per ora appena 15 domande, per 1,88 gigawatt in tutto. La gran parte delle richieste, per ora, resta sulla carta. Potrebbe non diventare mai un impianto acceso e funzionante.

Il motivo è semplice. Presentare una domanda di connessione resta un passaggio poco costoso e alla portata di chiunque abbia un progetto anche solo abbozzato. Arera, l’authority che regola il settore energetico, vieta inoltre a Terna di respingere in anticipo le richieste in arrivo: due elementi che spiegano perché tante società scelgano di muoversi comunque, senza un piano già definito.

Tra la domanda e l’attivazione del data center restano però diversi ostacoli: la fattibilità tecnica del sito, la disponibilità dell’area scelta, i finanziamenti necessari e le autorizzazioni da ottenere. Ognuno di questi passaggi può far decadere o ritirare la pratica prima che arrivi a un’approvazione definitiva.

Un numero così alto di richieste, anche solo potenziali, crea comunque un problema per chi pianifica la rete elettrica. Terna deve tenerne conto nelle proprie previsioni su nuovi elettrodotti, cabine primarie e stazioni di trasformazione. Una parte consistente di quei progetti, però, potrebbe non vedere mai la luce.

Il conteggio dei data center allacciati direttamente alla rete, come utenze autonome, si ferma per ora a otto. Il primo risale al 2017, tre sono entrati in funzione nel 2026 e altri quattro dovrebbero attivarsi nei prossimi mesi, tutti in Lombardia. Il quadro complessivo però è più ampio: gli impianti connessi in tutto sono 226, con 513 megawatt di potenza nel complesso, perlopiù piccoli impianti agganciati alla rete di distribuzione o già dentro siti industriali esistenti.

Chi paga la bolletta elettrica dovrà seguire da vicino quanti di questi 531 progetti supereranno davvero la fase iniziale. È quel numero, non il totale di 95 gigawatt annunciato oggi, a decidere se serviranno nuovi investimenti sulla rete nei prossimi anni, e quindi nuovi costi che finiscono in tariffa.

Dati Terna riportati da Fortune Italia il 24 agosto 2026.