Secondo quanto riportato da AGI, Aliko Dangote, miliardario nigeriano a capo di un vasto gruppo industriale, ha aperto lunedì 14 settembre quella che definisce la più ampia offerta pubblica di titoli mai lanciata su un listino africano, quotando in Borsa a Lagos la sua raffineria petrolifera. La sottoscrizione resterà aperta fino al 13 ottobre.

Il pacchetto azionario offerto conta 4,1 miliardi di titoli ordinari, proposti a 525 naira l’uno: un minimo di dieci pezzi rende l’operazione accessibile anche ai piccoli risparmiatori. Dangote punta a coinvolgere fino a dieci milioni di nuovi soci in tutto il continente, dal Nord Africa al Sudafrica.

L’operazione può portare nelle casse del gruppo fino a circa 2.150 miliardi di naira, l’equivalente di 1,6 miliardi di dollari al cambio attuale. Con l’esercizio dell’opzione greenshoe, che permette di collocare azioni aggiuntive in caso di forte domanda, quella cifra potrebbe arrivare fino a 2,1 miliardi di dollari.

Dangote ha spiegato che l’obiettivo primario dell’operazione non è tanto la raccolta di capitali quanto il coinvolgimento diretto della popolazione africana in quello che considera il progetto industriale più ambizioso del continente, paragonando le proprie aspirazioni a quelle di Amazon. Dal palco della Borsa di Lagos ha definito la giornata storica, aggiungendo che la quotazione riguarda un’opportunità per l’intera Nigeria e per l’Africa, non soltanto per la sua azienda.

La raffineria, entrata in funzione nella periferia di Lagos nel 2024, è tra i maggiori impianti di raffinazione a ciclo unico al mondo ed è oggi il fulcro del gruppo Dangote, attivo anche nel cemento, nello zucchero e nei fertilizzanti. La Nigeria, principale produttore di petrolio del continente, resta il centro del progetto.

Parte dei proventi finanzierà l’ampliamento della capacità produttiva dell’impianto, con l’obiettivo di renderlo il più esteso del pianeta entro il 2028. Si tratta però di una proiezione comunicata dallo stesso gruppo, non confermata finora da analisti indipendenti. Il piano di crescita include anche nuovi mercati come Kenya, Etiopia, Tanzania e Namibia, oltre a una seconda raffineria a Lamu, sulla costa keniota, progettata per produrre 700.000 barili al giorno.

Il continente importa oggi oltre il 70% dei carburanti raffinati che consuma, dato che spiega perché Dangote scommette sulla raffinazione locale come prossima frontiera industriale del gruppo.

Per chi guarda ai mercati emergenti come possibile diversificazione del portafoglio, l’esito della sottoscrizione entro il 13 ottobre sarà il primo segnale concreto di quanto risparmio africano sia disposto a investire direttamente nell’industria del continente, prima ancora che il titolo debutti negli scambi sul listino di Lagos.

Dati e dichiarazioni riportati da AGI, che ha seguito la quotazione della raffineria a Lagos lunedì 14 settembre.