Una piattaforma di finanza decentralizzata tra le più note ha chiuso la propria applicazione per utenti privati per trasformarsi in fornitore di credito riservato a grandi aziende tecnologiche e investitori istituzionali. Dietro la scelta c’è un crollo dei ricavi: nella fase di mercato ribassista sono scesi a circa 20 milioni di dollari, contro gli 80 milioni di prima. Il comparto cripto, insomma, cambia volto.

Secondo una ricostruzione pubblicata da Soldionline, la stessa piattaforma punta ora sui prestiti negoziati direttamente con le controparti, il canale noto come OTC. Il totale erogato avrebbe già superato quota 260 milioni di dollari: la piattaforma punta ad arrivare al miliardo entro la fine dell’anno. Il messaggio implicito è chiaro. Una parte crescente della DeFi lavora ormai lontano dagli occhi del pubblico, dentro i flussi finanziari di banche, fondi e grandi piattaforme tecnologiche.

Alex Fine, amministratore delegato di Fun, piattaforma di pagamenti in criptovalute, sostiene che il futuro del settore non passerà più per passaggi visibili come on-ramp e bridge tra valuta tradizionale e blockchain. L’utente continuerà a pagare in euro o dollari. Sotto la superficie, l’infrastruttura potrà appoggiarsi a token e contratti intelligenti senza che nulla sia visibile a chi usa il servizio. Le stesse piattaforme utilizzano i futures perpetui, pensati per Bitcoin ed Ether, per offrire copertura continua su indici, materie prime e titoli azionari: un ponte che stavolta parte dal mondo crypto verso Wall Street.

L’ultimo episodio a scuotere la fiducia degli utenti riguarda un attacco a Coldcard, il dispositivo hardware per la custodia autonoma di Bitcoin, con perdite stimate attorno agli 89 milioni di dollari. Un’analisi dei flussi on-chain mostra però una reazione opposta a quella osservata dopo il tracollo di FTX, avvenuto nel 2022, quando la fiducia negli exchange centralizzati era crollata. Questa volta chi ha piccole quantità di Bitcoin sposta capitali verso gli exchange, ritenuti per ora più affidabili di alcuni strumenti di autocustodia.

Le tendenze raccontano un settore che si allontana dai riflettori del retail per rifugiarsi nell’infrastruttura istituzionale, nei derivati che uniscono cripto e finanza tradizionale, e in una sicurezza percepita come priorità crescente. Nessuno dei quattro segnali, da solo, è decisivo. Insieme però indicano una direzione chiara: il mercato cripto sta maturando proprio mentre diventa meno visibile ai suoi utenti più piccoli.

Chi tiene criptovalute in un wallet self-custody dovrebbe valutare se la propria configurazione di sicurezza regge a un attacco come quello subito da Coldcard, prima di decidere se spostare parte dei fondi su un exchange regolamentato. Il prossimo trimestre dei prestiti OTC dirà se il miliardo è vicino.

Dati e ricostruzione ripresi da un articolo di Soldionline pubblicato il 2 agosto 2026.