Dopo l’assemblea Mps del 29 ottobre, Crédit Agricole potrebbe dare uno scatto alla fusione amichevole che unirebbe la sua filiale italiana a Banco Bpm. Lo riferisce Adnkronos, citando fonti finanziarie: la banca francese, interpellata, non ha voluto commentare. Si tratta quindi di indiscrezioni, non di una decisione annunciata.
Il motivo dell’accelerazione sarebbe la fine della passivity rule, la regola che frena le mosse difensive di una società sotto offerta. Una volta decaduto quel vincolo, altri soggetti potrebbero farsi avanti e cambiare gli equilibri del risiko bancario italiano. Perdere tempo, per i francesi, diventerebbe un rischio.
Cambia anche la tabella di marcia. Fino a poco fa girava l’ipotesi di aspettare il voto politico nazionale, prima di spingere sul dossier. Secondo le fonti sentite da Adnkronos, quell’ipotesi starebbe perdendo quota. Non è chiaro quale grado di dialogo con la politica ci sarà. Le fonti ricordano che Crédit Agricole si muove di solito in modo istituzionale e mai ostile.
Il primo appuntamento è martedì 27 ottobre, giorno di pubblicazione di questo articolo: si riunisce il cda di Banco Bpm. Deve decidere che posizione prendere all’assemblea di Mps, convocata per giovedì 29 ottobre. Tra le opzioni ci sarebbero due strade: non presentarsi, oppure astenersi.
Le due scelte pesano in modo diverso. Per Alessandro Cominelli di Cfe Finance, sentito da Adnkronos, sul piano tecnico l’astensione può funzionare meglio. Banco Bpm eviterebbe di appoggiare la fusione, ma la sua quota resterebbe nel capitale rappresentato in sala. Se serve una maggioranza qualificata, l’astensione rende più difficile raggiungere la soglia. Disertare l’assemblea, al contrario, fa scendere il capitale presente e sposta la base su cui si calcola la maggioranza.
Intanto il clima intorno all’assemblea si fa più teso per Lovaglio. Secondo Adnkronos, Delfin, Caltagirone ed Edizione formano un blocco di minoranza che avrebbe reso il progetto alternativo di fatto impraticabile, perché preferiscono, direttamente o indirettamente, l’offerta di Intesa Sanpaolo. Al blocco si sono uniti vari fondi istituzionali che bocciano il piano.
Anche sulla fusione di Mps con Mediobanca il quadro si muove. Norges Bank Investment Management, il gestore del fondo sovrano norvegese, voterà contro le offerte di scambio lanciate su Banca Generali e su Banco Bpm, contro la distribuzione straordinaria e contro l’unione con Mediobanca. Per Cominelli conta soprattutto come segnale agli altri fondi, anche se nulla garantisce che li seguano.
Gli analisti di Equita leggono il no all’operazione Mediobanca-Mps come la scelta logica per chi, tra gli azionisti Mps, sostiene il progetto di Intesa. In quel caso la guida dell’integrazione andrebbe subito ai manager di Intesa, con meno costi doppi e meno rischi sui sistemi informatici.
Chi segue i titoli bancari ha due date da segnare: il cda di Banco Bpm di martedì 27 e l’assemblea di Mps di giovedì 29. Le mosse di Crédit Agricole, se le indiscrezioni troveranno conferma, arriverebbero subito dopo.
Secondo Adnkronos, nell’articolo di Andrea Persili pubblicato lunedì 26 ottobre 2026.