Chi vive in Italia e ha un conto corrente aperto all’estero deve indicarlo nella dichiarazione dei redditi, anche se sulle somme depositate non si paga alcuna imposta. Lo prevede un obbligo di monitoraggio fiscale che riguarda i residenti con conti fuori dai confini nazionali, distinto dal calcolo delle tasse dovute. Money.it ha ricostruito la procedura in una guida pratica alla vigilia della scadenza del 730/2026. Chi salta questo passaggio rischia un accertamento e una sanzione dell’Agenzia delle Entrate, anche quando il conto è del tutto regolare.

Per i conti italiani la regola resta semplice: le giacenze non producono reddito imponibile e non vanno segnalate. Per i conti esteri cambia tutto. L’obbligo serve a due scopi: calcolare l’eventuale Ivafe, l’imposta sul valore delle attività finanziarie possedute fuori dall’Italia, e permettere al Fisco di monitorare i capitali che i contribuenti spostano oltre confine. Fino al 2023 la segnalazione passava soltanto dal modello Redditi, quadro RW. Da qualche anno il modello 730 basta da solo, a patto di compilare il quadro W, più semplice da gestire per chi non ha altri motivi per presentare il modello Redditi per intero.

L’obbligo di indicazione scatta quando il conto estero ha registrato depositi oltre quota 15.000 euro nel corso dell’anno. Sotto quella cifra la segnalazione non è dovuta. Esiste però un’eccezione: se la giacenza media supera i 5.000 euro, il contribuente deve comunque compilare il quadro per liquidare l’Ivafe, anche senza l’obbligo di monitoraggio vero e proprio. Nel quadro W rientrano pure gli immobili posseduti all’estero e le cripto attività, ciascuna riportata in un rigo separato con il valore a inizio e fine anno.

Chi non presenta la segnalazione commette una violazione formale, non penale, ma le sanzioni pesano comunque sul portafoglio. Regolarizzare la posizione entro novanta giorni tramite il modello Redditi costa una cifra fissa di 250 euro. Oltre quel termine la sanzione diventa proporzionale al capitale non dichiarato. Se il denaro si trova in un paese che il Fisco considera collaborativo, l’importo va dal 3 al 15%. Se il paese rientra nella lista nera, la forbice sale dal 6 al 30%. La stessa regola si applica anche a chi normalmente è esonerato dalla dichiarazione dei redditi. L’esonero riguarda le tasse, non il monitoraggio.

Chi ha aperto un conto durante un periodo di lavoro o studio all’estero e non lo ha mai segnalato dovrebbe controllare le giacenze degli ultimi anni prima di completare il 730/2026. La regolarizzazione spontanea entro i termini costa una frazione della sanzione piena.

Secondo quanto riportato da Money.it il 30 luglio 2026, le regole di compilazione del quadro W valgono per la dichiarazione dei redditi del prossimo anno fiscale.