Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera agli ultimi tre decreti legislativi della delega fiscale. È l’ultimo tassello di una riforma che conta ora 21 decreti e 8 nuovi Testi Unici. Questi ultimi diventano operativi dal primo gennaio 2027. Lo riporta Money.it, che ha pubblicato la notizia il 5 agosto 2026.

L’obiettivo dichiarato è mettere ordine in oltre 440 testi normativi accumulati negli anni. Il governo punta a un obiettivo più ambizioso. Vuole arrivare, prima della fine di questa legislatura, a un Codice Tributario unico che sostituisca l’attuale stratificazione di leggi.

La novità con il maggiore impatto pratico riguarda il Concordato preventivo biennale. È lo strumento con cui partite IVA e imprese concordano con il Fisco il reddito da dichiarare per due anni. Le nuove regole, pensate per aumentare le adesioni nel biennio 2026/2027, toccano sia chi rinnova l’accordo sia chi vi accede per la prima volta.

Chi rinnova entro il prossimo 31 ottobre potrà versare saldo e acconto a rate, senza interessi. È una possibilità che finora non esisteva. Torna anche il ravvedimento speciale, esteso stavolta fino al 2020. Le annualità dal 2020 al 2023 si potranno sanare con un’imposta sostitutiva agganciata al livello di affidabilità fiscale registrato in ciascun anno. La prima bozza del decreto fermava la sanatoria al solo 2023, poi il testo definitivo ha allargato la finestra.

Per chi rinnova, i tempi entro cui l’Agenzia delle Entrate può notificare un accertamento si accorciano di due anni. Il visto di conformità rilasciato dal professionista abilitato, finora obbligatorio oltre soglie più basse, non serve più fino a cifre più alte per compensare i crediti d’imposta. Il tetto sale dai 70.000 euro attuali a 100.000 euro per l’IVA. Per Irpef, Ires e Irap la soglia sale dai 50.000 ai 70.000 euro.

Cambiano pure le regole per chi accede al concordato per la prima volta. Potrà correggere errori formali con una dichiarazione integrativa e il ravvedimento operoso, invece di perdere l’accordo. Tra le cause di decadenza scompare quella legata ai debiti con il Fisco e con gli enti previdenziali non ancora saldati entro la fine dell’anno che precede l’adesione. È una modifica pensata per chi ha ancora aperta una rottamazione o una dilazione di pagamento. Anche l’ingresso di nuovi soci non farà più decadere l’accordo, a patto che nell’anno precedente il nuovo socio non abbia guadagnato più di 35.000 euro.

Per chi ha una partita IVA e valuta se aderire o rinnovare il concordato, la scadenza da segnare è il 31 ottobre. Da quella data dipendono la rateizzazione senza interessi e l’accesso alla sanatoria allargata al 2020.

Secondo quanto riportato da Money.it, la notizia risale al 5 agosto 2026, quando il Consiglio dei Ministri ha varato i decreti della delega fiscale.