Il rinnovo del contratto collettivo delle Funzioni locali porta aumenti medi fino a 152 euro mensili lordi per i dipendenti comunali, arretrati compresi. Secondo quanto riportato da QuiFinanza, il testo, dopo la pre-intesa firmata a luglio, si trova adesso all’esame del Mef e dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri entro la fine di settembre, per poi arrivare in Corte dei conti, che ha a disposizione 15 giorni per condurre le verifiche previste.

Il rinnovo riguarda circa 403.617 lavoratori non dirigenti dell’intero comparto: personale di Comuni, Regioni, Province e Città metropolitane, più Camere di commercio, Unioni di Comuni e Comunità montane.

Per il personale comunale l’incremento medio a regime è di 152 euro mensili lordi, su 13 mensilità. Per gli altri enti del comparto la cifra scende a 141 euro. Sono valori medi: quanto entra davvero in busta paga dipende dall’inquadramento e dalla posizione economica di ciascuno, quindi chi ha una qualifica più bassa può ricevere meno del dato medio citato.

La manovra per il 2026 aggiunge una leva ulteriore per chi lavora nei Comuni: un fondo al ministero dell’Interno per allineare gradualmente i trattamenti accessori economici riconosciuti al personale, con una dotazione di 50 milioni nel 2027 e il doppio, 100 milioni, ogni anno da 2028 in avanti.

Gli aumenti veri e propri partiranno il primo gennaio di ciascuno dei tre anni coperti dal contratto, quindi la tranche 2027 scatterà dal prossimo primo gennaio. Gli arretrati, che riguardano quanto maturato dal 2025 in poi, arriveranno invece tutti insieme non appena il contratto sarà approvato in via definitiva: la stima è di circa 1.136 euro a testa in media.

Il contratto introduce anche un’indennità per i periodi di vacanza contrattuale, cioè quando l’accordo precedente è scaduto e quello nuovo non è ancora firmato. Dall’anno successivo alla scadenza, ai lavoratori spetta un anticipo del 30% dell’inflazione Ipca calcolata sugli stipendi tabellari. La quota raddoppia al 50% se il rinnovo resta fermo per oltre sei mesi.

Tre articoli del nuovo contratto, il 14, il 15 e il 16, regolano per la prima volta l’uso dell’intelligenza artificiale negli enti locali. Il principio cardine è semplice: a decidere resta sempre una persona, che sia il dirigente o chi ha in mano quella responsabilità, mai un algoritmo. Gli enti dovranno anche formare il personale sulle nuove competenze digitali e avvisare i sindacati prima di introdurre software basati sull’intelligenza artificiale. Un organismo paritetico dedicato all’innovazione dovrà poi controllare che l’automazione non produca effetti discriminatori sui lavoratori.

Per chi è dipendente comunale o di un altro ente del comparto conviene già segnare in agenda la busta paga di gennaio, quando dovrebbe arrivare la prima tranche degli arretrati, e chiedere all’ufficio del personale come viene applicato l’aumento nella propria fascia di inquadramento.

Dati e dettagli del rinnovo riportati da QuiFinanza in un articolo pubblicato giovedì 24 settembre 2026.